Gazzetta di Modena

Modena

VIGNOLA 

Omicidio di Bettolino: la Cassazione annulla una parte della sentenza

Carlo Gregori

Da rifare solo per l’aggravante dei futili motivi per l’Appello: in base alla scena del delitto non sono chiari i motivi  che hanno inasprito la pena

2 MINUTI DI LETTURA





vignola

Omicidio di Bettolino: la Cassazione accoglie una ragione della difesa contro la condanna in appello di Franco Gabbi, 54 anni, e pur confermando tutto annulla la sentenza solo nella parte nella quale la corte distrettuale di Bologna aveva riconosciuto l’aggravante dei futili motivi. Franco Gabbi era stato condannato a quindici anni di carcere e quattro mesi di arresto per aver ucciso con 13 coltellate Roberto Ricchi la sera del 20 giugno 2014 durante un corpo a corpo dopo un litigio verbale per uno “sgarro” di precedenze stradali.

La difesa, avvocato Luca Brezigar, aveva sempre sostenuto il dubbio che il coltello usato per uccidere Ricchi non fosse di Gabbi. Se in primo grado, il gip tra molti dubbi aveva riconosciuto di non avere elemento per sostenere che fosse dell’imputato, in Appello i giudici hanno ritenuto che quel coltello fosse di Gabbi. Lo provavano vari elementi, come alcune testimonianze di persone vicine all’imputato a soprattutto il fatto che si trattava di un coltello particolare di tipo “butterfly” che si addiceva alla collezione di Gabbi, cultore di arti marziali. Per questi motivi, in secondo grado Gabbi è stato condannato anche per il porto abusivo di arma. La Cassazione ritiene, contrariamente alla difesa, che i giudici di Bologna abbiano ben motivato come il coltello fosse di Gabbi. Ma su un altro punto importante riconoscono fondate le lamentele della difesa: l’aggravante dei futili motivi. La Cassazione contesta infatti non tanto la ricostruzione dell’episodio, ma la motivazione dei giudici di Bologna nell’aggiungere questa aggravante che porta a inasprire la pena di qualche anno. Il motivo è che la dinamica dell’omicidio indica che i futili motivi non sono così evidenti: la vittima, Ricchi, scatenò la rissa prima fermandosi, poi offendendo e aggredendo verbalmente Gabbi e poi aggredendolo fisicamente per primo con un calcio. Il giudizio dell’Appello, insomma, «non risulta rispettoso della stessa ricostruzione dei fatti operata in sentenza e non tiene conto che l’azione dell’omicidio era seguita, non già da un diverbio verbale, ma da un comportamento che aveva spostato la contesa sul piano del confronto fisico violento. L’esigenza di respingere un simile attacco, pur riconducibile a un moto dell’animo non frenato da autocontrollo, non si presta a un giudizio di ripugnanza per la banalità dello stimolo che a indotto ad agire illegalmente». Per questo il processo deve tornare in appello solo per questo aspetto da chiarire meglio. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google