Il Pd emiliano vuole autonomia «Serve indipendenza da Roma»
La vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini lancia la proposta Subito accolta dal segretario Paolo Calvano per un asse con tutto il Nord
La proposta è piaciuta. Al punto che è diventato argomento all’ordine del giorno dei segretari regionali. Dentro al Pd si sta alimentando, forse già creando, un governo del nord, una sorta di Pd padano.
Lo ha proposto la vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini, lo ha subito cavalcato il segretario regionale Paolo Calvano, anche perchè sarebbe un modo per blindare ulteriormente la candidatura di Stefano Bonaccini per il bis a Bologna, togliendogli dalla testa di andare a Roma come segretario nazionale.
«In vista delle prossime Regionali abbiamo bisogno di rendere il più possibile autonomo il Pd dell'Emilia-Romagna dal Pd nazionale, fare capire che siamo un'altra cosa: il modello da seguire è quello del partito socialista catalano o della Csu bavarese». La Gualmini non ha usato mezzi termini sul Corriere Bologna: «È un po’ che se ne parla - ha aggiunto - e nella giunta Bonaccini questa idea è condivisa anche da altre persone. Penso che occorra costruire una filiale autonoma del Pd dell'Emilia-Romagna pur se collegate al Pd nazionale. Non ci possiamo permettere l'immobilismo del Pd a Roma che sta attraversando una fase di riflessione».
La Gualmini ha anche ribadito il suo auspicio a una ricandidatura di Stefano Bonaccini alla presidenza della Regione. «Ma se andasse a fare il segretario nazionale del Pd - ha detto - qui non ci sono candidati designati: si faranno primarie di coalizione».
Scenario tutto da decifrare, con il segretario Paolo Calvano che cavalca questa possibilità, rivendicando l’indipendenza del modello emiliano del Pd, sebbene nelle ultime uscite anche qui i problemi si siano manifestati ampiamente: «L’ipotesi di un Pd più federale è all’ordine del giorno, e lo deve essere: ne parlerò domani con i miei omologhi di Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia».
La riflessione è stata dunque accolta dal segretario regionale dem. Calvano chiede anche «un rapporto più equilibrato in termini di risorse tra centro e periferia del partito. Oggi il 2x1000, l’unica fonte di entrata extra tesseramento, è tutta concentrato a Roma. Credo che questo sia negativo per il partito e anche sbagliato».
Altra questione le forme di partecipazione. Secondo Calvano «i territori più virtuosi possono essere da esempio per territori più in difficoltà». «In Emilia-Romagna - continua il segretario - abbiamo un albo elettori con 400 mila nomi e cognomi di persone che hanno partecipato ai nostri momenti di consultazione e confronto. E abbiamo anche 35 mila persone che ci hanno lasciato la mail. Si tratta di elettori e attivisti consultabili in qualsiasi momento rispetto a temi legati al Pd. È questo un modo per sviluppare nuove forme di partecipazione. Dall’Emilia-Romagna - conclude - vorremo lanciare questa proposta alle altre federazione dem d’Italia. Bisogna mettere in campo un disegno per ridare forza al partito». —
D.B.
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