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Carpi: ragazzi nel mirino dei bulli: «Vi spiego come difendervi»

Valeria Cammarota
Carpi: ragazzi nel mirino dei bulli: «Vi spiego come difendervi»

Il trainer Alfonso Del Vecchio apre un corso dai minori 6 ai 12 anni: «Devono imparare a riflettere prima di reagire». «Usare il linguaggio del corpo, ma occorre che i genitori sappiano ascoltarli»

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CARPI. I dati dicono che un adolescente su due subisce episodi di bullismo tra gli 11 e i 17 anni. Nemmeno Carpi è aliena da episodi di questo tipo: la cronaca, nei mesi scorsi, ha riferito di diversi casi.

Qualcosa si può fare, però, per difendersi: ad esempio, unico progetto di questo tipo in città, frequentare il corso di Ckm Kids tenuto da Alfonso Del Vecchio, istruttore di difesa personale, personal trainer e dottore in scienze motorie, titolare di Athletic Personal Training Lab di via Lago di Carezza: «L’acronimo sta per Commando Krav Maga - spiega - un sistema di difesa personale fondato su un approccio estremamente pragmatico alle aggressioni in strada. Basate sulla biomeccanica del corpo, le tecniche del Ckm sono studiate in modo da essere applicate efficacemente da uomini, donne e bambini di qualsiasi corporatura in situazioni di stress fisico e psicologico».

Si tratta, nello specifico, di un metodo che prevede la simulazione di scenari in cui i partecipanti si possono immedesimare, di volta in volta, nel ruolo del bullo o della vittima.



«Il corso è per ragazzi dai 6 ai 12 anni - continua Del Vecchio, che ha lavorato anche ai Caraibi e negli Stati Uniti - Facciamo una sorta di riscaldamento, di ginnastica motoria e, da lì, immaginiamo una situazione in cui uno o più bulli diano fastidio. Si tratta di piccole competizioni sane, mai aggressive. Li faccio ragionare: chiedo come pensano si dovrebbe reagire, poi faccio loro esprimere le proprie emozioni nell’aver simulato di essere bullo o vittima. Da lì, vengono spesso fuori le esperienze personali, dall’episodio più banale fino al più grave».

Una delle difficoltà sta nel fare ragionare i ragazzi, cercando di far loro capire cosa è giusto e cosa no, e quali siano le conseguenze dei loro gesti.

«Se il bullo ti avvicina e ti dà uno spintone e tu, per rabbia o istinto, gli dai un pugno, si ribalta la situazione - spiega - Agli occhi della maestra sarai tu, vittima, quello che ha picchiato, la maestra chiamerà i genitori che si arrabbieranno. Il mio lavoro sta nell’aprire la visuale dei ragazzi. Bisogna infatti agire sia a livello psicologico, sia manuale, anche se mai offensivo. La vittima deve sapersi svincolare dalla situazione usando il linguaggio corporeo, la voce, l’aiuto degli adulti. Il bullo non ama attirare l’attenzione degli altri, se non quella del suo mini gruppo, quindi l'utilizzo della voce è fondamentale: alzarla fa effetto e lo spiazza».



Una sfida, quella di fornire ai più giovani le conoscenze utili a difendersi, resa ancora più difficile da alcuni fattori.

«I ragazzi molte volte si chiudono e non raccontano ciò che capita loro per paura della reazione dei genitori, che i genitori intervengano, che i bulli si vendichino . Oggi poi la tecnologia ha aggravato la situazione, pensiamo al cyberbullismo. Se a questo sommiamo la scarsa comunicazione con i genitori, lo scenario si fa preoccupante. Il loro ruolo è fondamentale: devono diventare ascoltatori e osservatori dei cambiamenti nell’umore dei figli. Soprattutto, non mollare mai, anche se l’istinto sarebbe quello. A loro consiglio una lettura molto utile: “Piccoli bulli e cyberbulli crescono”, di Anna Oliverio Ferraris». —
 

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