Un frate francescano esaltava le virtù che trasmetteva la città
Giuseppina Muzzarelli, docente di storia medievale all’Università di Bologna, ha fatto un excursus sulla nascita delle città, evidenziando che il nucleo di ciò che ancora oggi si intende per esse, è...
Giuseppina Muzzarelli, docente di storia medievale all’Università di Bologna, ha fatto un excursus sulla nascita delle città, evidenziando che il nucleo di ciò che ancora oggi si intende per esse, è nato proprio in epoca medievale, nello specifico in età comunale. «L’esperienza del comune è divisiva e complessa. Stare insieme è sempre stato difficile. La fazione che nel Medioevo vinceva, distruggeva le abitazioni degli avversari. Lo stesso Dante, esiliato per motivi politici, è un esempio. Ma bisogna avere degli ideali, che abbiano a che fare con i bisogni della gente». Sempre la Muzzarelli ha poi introdotto la figura di un frate francescano di origini catalane, Francesc Eiximenis (1330 – 1409), che in una sua opera scrisse sorprendentemente perché fosse secondo lui virtuoso, già all’epoca, vivere in città. Come prima motivazione, questo francescano dice che vivere in città è virtuoso “perché uno solo basta a informare migliaia di persone”. «Stare insieme e parlare – ha commentato la Muzzarelli – fa crescere la persona. La comunicazione, per lui, è al primo posto». E ancora, tra le altre motivazioni per cui secondo il religioso catalano è virtuoso vivere in città, ci sono il fatto che «le città sono finalizzate a tenere a freno i cattivi desideri», in quanto la comunità svolge una funzione educatrice, «ci sono sistemi correttivi che aiutano il buon governo», l’uomo realizza suoi bisogni primari (in città, cioè, esiste una rete di servizi), «serve a rallegrare l’uomo» e, non da ultimo «si sta bene in una città sul mare». Molto apprezzato anche l'intervento, in chiusura, dell'arch. Giulia Luppi sul castello di Vignola e il territorio circostante. —
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