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Mirandola, rivolta al campo nomadi: «Non mandatene altri»

Valentina Corsini
Mirandola, rivolta al campo nomadi: «Non mandatene altri»

È in programma l’assemblaggio del campo nomadi di via Manuzio - già al centro di fatti di cronaca - con il campo nomadi di via Statale Nord. I nomadi che qui risiedono da anni, però, non...

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MIRANDOLA. È in programma l’assemblaggio del campo nomadi di via Manuzio - già al centro di fatti di cronaca - con il campo nomadi di via Statale Nord. I nomadi che qui risiedono da anni, però, non ci stanno.

Siamo andati ad incontrali per raccogliere le ragioni del loro diniego ad un’unione che osteggiano per motivi di spazio e di ordine pubblico.

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Nel campo nomadi che si trova su via Statale Nord, infatti, vivono 7 famiglie, una cinquantina di persone. Se dovessero arrivare altre quaranta persone - dal campo abusivo di via Manuzio - gli spazi già ristretti diventerebbero oltremodo sacrificati. Non solo. Perché se i nomadi di via Manuzio si sono già resi protagonisti di turbolenti episodi, quelli che abitano il campo di via Statale, si dichiarano cittadini italiani e dediti alla rivendita di rame, materiale di scarto e lavori in campagna. Ma la loro unione a quelli di via Manuzio sembra ormai fatta. E prima di un incontro con il Comune, il primo agosto.

«Sono venuti gli assistenti sociali a dirci che dovevamo stringerci per fare spazio ai nomadi di via Manuzio - spiega una donna - ma qui siamo già in una cinquantina. Se arrivano anche loro dobbiamo salire sui tetti delle roulotte per starci tutti? Non c’è posto per così tante persone in più».

«E ci hanno detto che li sposteranno prima dell’incontro del primo agosto in Comune con il sindaco - incalza un’altra signora cresciuta nel campo come i suoi figli - non siamo stupidi: fanno il trasferimento prima di averci dato la possibilità di parlarne con il sindaco? Noi ci opponiamo e se vanno avanti prendiamo un avvocato”.

«Viviamo qui da 24 anni e non è un campo grande e nemmeno ben attrezzato. E adesso dovremmo ospitare altra gente? E dove li mettiamo?» si è chiesta un’altra.

«Noi non odiamo le persone. Ma qui quelli non li vogliamo: sia per lo spazio, che non c’è, sia per i casini che potrebbero portarci», afferma un’anziana preoccupata.

«Io ho una disabilità al 67% e anche mio marito ha problemi di salute. In più ci fanno continue multe sul materiale di scarto che abbiamo qui e che rivendiamo per vivere. E ora dovremmo accollarci altri nomadi?».

«A me piace lavorare. Fin dai 12 anni ho raccolto le pere, i cocomeri, fatto altri lavori in campagna. Ma ora, se dici che vivi nel campo nomadi di via Statale, il lavoro non te lo danno più. Sono andato a chiedere anche in Comune ma mi hanno detto che non c’era posto nemmeno per tagliare l’erba. E ho bisogno di lavorare: qui l’acqua e la luce la paghiamo noi. Eppure sono italiano, sono nato a Correggio. Invece mi discriminano, c’è troppo razzismo». —
 

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