Raphaela testimonial contro il razzismo «L’aggressione a Daisy fatto gravissimo»
LA STORIA Lei di anni ne ha due in più: ventiquattro, compiuti l’altro ieri, contro ventidue. Ma come lei è un’atleta, e il suo lavoro lo fa con passione per rappresentare (e far vincere, come è...
LA STORIA
Lei di anni ne ha due in più: ventiquattro, compiuti l’altro ieri, contro ventidue. Ma come lei è un’atleta, e il suo lavoro lo fa con passione per rappresentare (e far vincere, come è successo un mese fa a Tarragona) l’Italia nel mondo. Raphaela Lukudo, la velocista italiana (di origini sudanesi) cresciuta professionalmente a Modena, ha seguito da Roma, tra un allenamento e l’altro, la bruttissima vicenda che ha coinvolto la sua collega Daisy Osakue (altro servizio in nazionale), l’atleta di origini nigeriane che nella notte tra domenica e lunedì è stata aggredita a Moncalieri, la sua città, mentre rientrava a casa.
Un’aggressione dai contorni ancora tutti da chiarire per quanto riguarda i responsabili, anche se è probabile che a scagliarle un uovo tra la tempia e l’occhio sinistro da un’auto in corsa sia stato un gruppo di persone che ce l’aveva con il colore della sua pelle.
Lo stesso di Raphaela, che un mese fa aveva scatenato una serie di commenti - alcuni positivi, altri meno, con tanto di lite tra Roberto Saviano e il ministro Salvini - con la foto che la ritraeva con le tre compagne-campionesse (tutte di colore) che reggevano la bandiera italiana. Un episodio che ha colpito molto la velocista cresciuta a Modena: «E’ un fatto gravissimo», commenta da Roma, anche se per ora preferisce non dire altro in attesa di capire i contorni della vicenda. Episodi che per fortuna non hanno mai toccato la velocista modenese, sia nei suoi sette anni modenesi, sia da quando vive nella capitale.
Quanto alla Osakue, primatista italiana under 23 di lancio del disco, l’uovo lanciatole vicino all’occhio sinistro da un Fiat Doblò in corsa le ha provocato una abrasione alla cornea, tanto che l’atleta 22enne, trasportata nella notte all’ospedale oftalmico di Torino, dovrà essere operata per rimuovere un frammento di guscio.
«Provo tanta rabbia - ha detto la ragazza all’uscita dall’ospedale - ma andrò a Berlino. Due giorni senza allenamento, poi mercoledì mattina un altro controllo a Torino all’ospedale oftalmico e potrò ricominciare ad allenarmi giovedì. Credo che non cercassero me - ha detto ancora la primatista di lancio del disco - ma più in generale una ragazza di colore. In quella zona ci sono molte prostitute di origine africana, probabilmente avrebbero voluto colpire una di loro per fare una bravata».
E mentre i carabinieri sono ancora al lavoro per identificare il conducente e gli occupanti dell’auto da cui è partito il lancio, a frenare sull’ipotesi di un episodio di razzismo è il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Ogni aggressione va punita e condannata, sono e sarò sempre a fianco di chi subisce violenza - ha commentato il vicepremier - di certo l’immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni non ha aiutato, per questo sto lavorando per fermare scafisti e clandestini».
Dopo aver espresso l’auspicio di incontrare al più presto Daisy «per vederla gareggiare il prima possibile», Salvini ha liquidato il tema dell’emergenza razzismo in Italia: «Non diciamo sciocchezze». —
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