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iL COLPO DURANTE Il cantiere 

San Geminiano razziato: Duomo indifeso

Carlo Gregori
San Geminiano razziato: Duomo indifeso

Non ci sono videocamere sulla navata della statua depredata. È sparito anche il fonte battesimale dalla chiesa di Freto

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Non è solo lo sfregio al culto di San Geminiano, al Duomo e alla città di Modena. Anche l’indagine si presenta difficile: il furto dei gioielli sacri è stato compiuto probabilmente due settimane fa in un momento imprecisato. In quel punto del Duomo non ci sono telecamere e l’impianto anti-intrusione non è stato utile. C’è però un aspetto positivo. Le cinque pietre dure rubate dalla croce sul petto della statua lignea del patrono sono false: pezzi di vetro senza alcun valore commerciale. Questo per espressa scelta, dato che il ladro sacrilego che ha colpito adesso non è stato il primo. Anche il suo precursore si è trovato in mano dei pezzi di vetro inutilizzabili. Questo perché, come ha sottolineato monsignor Luigi Biagini - il parroco di Sant’Agnese che è arciprete del Capitolo Metropolitano - quelle pietre sembrano preziose: in realtà, hanno solo un valore simbolico.

Ieri mattina in Duomo si è presentato il capo della Squadra Mobile Marcello Castello con alcuni specialisti della Polizia Scientifica: hanno ascoltato don Luigi e hanno iniziato i rilievi. Intanto, i fedeli passavano, guardavano la statua del santo ben illuminata al lato sinistro dell’ingresso, una statua che tutti i modenesi conoscono bene, scuotevano la testa e borbottavano parole di vergogna e riprovazione per il ladro che aveva appena depredato i “gioielli”.

La croce sul petto infatti contiene sedici pietre incastonate (più una in basso). Cinque sono quelle tolte dal ladro usando un cacciavite o un punteruolo (le altre furono trafugate anni fa). A sua volta la statua è racchiusa in una grande teca splendente. Una teca nuova che sostituisce quella spaccata. La Curia non ha denunciato per due settimane l’accaduto alle forze dell’ordine, ma tanti fedeli sapevano. Secondo una ricostruzione plausibile presentata proprio da don Luigi, alcune settimane fa, nel corso dei lavori di consolidamento interno al Duomo, è stato rotto il cristallo che racchiude la statua di Geminano. La rottura non è stata subito notata: la teca era avvolta da un’impalcatura. Per questo solo a fine lavori si è visto che il cristallo era a pezzi e mancavano cinque pietre, mentre una, simile a un rubino, è rimasta incastonata ma si nota la forzatura nonostante i tentativi di prenderla. Neppure il sistema anti-intrusione ha funzionato.

Chi può essere stato? Le indagini puntano su qualcuno vicino al cantiere oppure su qualcuno che ha assistito alla rottura o ha notato la frattura dietro l’impalcatura e ne ha approfittato. L’ipotesi è infatti che si tratti di un furto occasionale: gli esperti di gioielli antichi sanno che quelli non “scottano”: sono patacche, come documentò il restauratore del Duomo Uber Ferrari.

Il grave problema della protezione delle opere d’arredo nei luoghi di culto non riguarda solo questo caso. Anche nella chiesa di Freto per due volte è stato rubato il fonte battesimale: prima quello originale del ’600, poi recentemente il bacile. —



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