Gazzetta di Modena

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Viaggio nella sede della Florim, nuova casa dell’opera che ha fatto discutere tutta la città: il gallerista Mazzoli l’ha venduta al collezionista  

Ecco dove è finito il “Cavallo” di Paladino Claudio Lucchese, quando l’impresa è arte

Stefano Luppi

il personaggio«Ho acquistato due cavalli dell’artista della Transavanguardia Mimmo Paladino, uno per casa e il noto Cavallo di Modena che invece è posizionato all’entrata dell’azienda a Fiorano».Parol...

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il personaggio



«Ho acquistato due cavalli dell’artista della Transavanguardia Mimmo Paladino, uno per casa e il noto Cavallo di Modena che invece è posizionato all’entrata dell’azienda a Fiorano».

Parole di Claudio Lucchese, presidente della ceramica Florim di Fiorano, una delle aziende di maggior grandezza con i suoi 1400 dipendenti in Italia e Stati Uniti. Lucchese, appassionato d’arte e amico di numerosi artisti, nei giorni scorsi ha acquistato il cavallo di Paladino che per tre anni è stato nella piazzetta delle Paltadore al fianco dell’ex Manifattura Tabacchi.

Il Comune, dopo la mostra “Il manichino della storia” al Mata avrebbe optato per una donazione dell’opera che però era costata 300mila euro da parte del committente, il gallerista Emilio Mazzoli. Alla fine l’acquisto da parte di Lucchese ha risolto la polemica e se oggi Modena è orfana di una opera importante va detto che il cavallo è visibile per tutti in via Canaletto a Fiorano. «Io ho colto - continua Lucchese - un attimo di sconforto da parte dell’amico Mazzoli che era ormai da tre anni alle prese con questa vicenda. Lui non sapeva quale potesse essere la collocazione definitiva e quindi ho pensato di fare un regalo a me e alla Florim. La visione, come vedete, è disponibile per tutti e la sua protezione è assicurata h24».

Anche a conferma della importanza dell’opera - l’animale è una delle “cifre” di Paladino, visto che ne ha realizzati innumerevoli pur con caratteristiche diverse - il cavallo ha assunto un nuovo contesto. Al fianco della vecchia ciminiera dell’ex manifattura di Modena, posto su un basamento di alcuni metri, il cavallo di Paladino contribuiva a “un clima” metafisico decisamente indovinato nell’area. Oggi l’opera in azienda si presenta senza basamento, è più vicino all’occhio umano con i suoi due metri d’altezza, e se ne possono apprezzare meglio le fattezze.

«Qui era inutile - continua Lucchese - porlo su un basamento perché ovviamente il contesto non è più metafisico. Ora se ne vedono meglio i particolari». Florim e Lucchese da lungo tempo hanno dimestichezza con artisti e designer come conferma anche una visita a Florim Gallery e in particolare allo showroom. In questi spazi di 9mila metri quadrati - in via di allargamento - in cinque anni si sono organizzati un centinaio di eventi con un totale di 50mila presenze. «La gallery organizza eventi per i nostri clienti, ma anche culturali, di beneficienza e molti altri legati all’ospedale di Sassuolo che sosteniamo. Sosteniamo anche, insieme a oltre 20 altre aziende internazionali riunite in Intraprese l’attività della Fondazione Museo Guggenheim di Venezia, raccogliendo in tutto circa un milione di euro l’anno per le loro attività. Ora invece stiamo operano per il prossimo evento di rilievo, a fine settembre in occasione di Cersaie».

Ma il rapporto tra arte e Florim-Lucchese è più ampio: gli spazi ospitano ad esempio un ampio mosaico del fiorentino Luca Pancrazzi e alcune immagine del fotografo carpigiano Olivo Barbieri. Poi ci sono i notissimi Giorgio Griffa, torinese e Franco Guerzoni, modenese: questi ultimi, insieme a designer come Formafantasma, BRH+ e Archea, sono attivi nel marchio storico Cedit che propone grandi lastre ceramiche per tutti gli ambienti.

«Nel dopoguerra - termina il fondatore di Florim - abbiamo contribuito ad abbruttire gli ambienti e portare la ceramica ad alti livelli non è stato semplice. L’obiettivo di molti oggi è orientata alla qualità, visto che in genere bello e brutto costa praticamente uguale». —



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