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Rogo al caseificio di Varana: perse forme per 350mila euro

Daniele Montanari
Rogo al caseificio di Varana: perse forme per 350mila euro

L’apparecchio per le zanzare va in tilt e provoca un disastro al Quattro Madonne. Addio a 650 pezzi di Parmigiano, poi ci sono i danni agli impianti. Il casaro si salva

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SERRAMAZZONI. Mezzogiorno di fuoco ieri al caseificio di Varana, con un devastante incendio che per un soffio non è finito in tragedia. Andate distrutte 650 forme di Parmigiano nello stabilimento di via Pescarola per un valore stimato di 350mila euro, più tutto il danno all’impiantistica.

Ma poteva davvero scapparci il morto, i morti anzi. Perché in quel momento il casaro Giorgio Bruni, 45 anni, e sua moglie Valentina dopo pranzo stavano dormendo una mezz'ora per recuperare dalla consueta alzataccia del mattino, nell’appartamento sopra la sala che serve per la salatura delle forme.

Poi l'impensabile: «Sentiamo all’improvviso degli strani colpi venire dal salatoio, ci svegliamo – racconta ancora choccato – io apro la porta e quando mi trovo nella tromba delle scale vengo sopraffatto da un fumo nero che non mi fa vedere più nulla. Capisco subito che c’è un incendio di proporzioni gravissime: i colpi erano il formaggio che esplodeva. Urlo a mia moglie di mettersi in salvo e andare sul balcone per non intossicarsi. Poi non respiro più, cado. Non so chi mi abbia dato la forza di rialzarmi: se rimanevo lì soffocavo. Invece sono riuscito ad arrivare alla porta ed esco fuori. Vedo arrivare di corsa il mio vicino Luca, che è anche socio del caseificio: aveva visto il fumo da lontano e veniva ad avvertirmi».

Nella concitazione del momento, i due hanno fatto l’unica cosa importante da fare in quel momento: «Siamo corsi a staccare la valvola della corrente – spiega – in quel modo l’incendio non si è propagato. Altrimenti sarebbe andato distrutto l’intero caseificio».

Perché alla base di tutto c’è stato un cortocircuito della cosa più banale a cui si possa pensare: la classica macchinetta acchiappa mosche e zanzare (quelle con il neon) che si mette alle pareti. Se n’è guastata una nel salatoio sprigionando scintille che hanno sviluppato in un batter d’occhio le fiamme nelle pareti di resina e poliuretano che servono per isolare il formaggio e impedire la muffa. Pareti che hanno sprigionato una quantità impressionante di fumo, più che di fiamme.

Ma prima di ogni cosa, Giorgio è corso a salvare la moglie: «Mi ha preso mentre mi calavo dal balcone mettendomi in salvo – racconta lei – una scena da film».

Sul posto i vigili del fuoco di Pavullo, che hanno impiegato quattro ore per spegnere tutti i focolai e mettere in sicurezza, in ambienti che avevano raggiunto una temperatura impressionante.

«Mi hanno detto che oltre ad aver salvato mia moglie ho salvato il caseificio, tornando dentro con quel fumo a togliere la corrente. Ma non è nulla di eroico: è quello che avrebbe fatto chiunque in quel momento», dice Giorgio, casaro qui da quattro anni. «È stato terribile, ma nella sfortuna dobbiamo anche dire di essere stati fortunati: se capitava di notte, non si salvava nessuno».

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