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il piano di accoglienza  

I dubbi dei malati di tumore Così si potrebbero risolvere

Valeria Cammarota
I dubbi dei malati di tumore Così si potrebbero risolvere

Nasce al Ramazzini l’idea per affrontare i primi passi senza frenesia informativa Il progetto diventa una tesi di laurea di Diletta Giaroni e l’infermiera Giusta Greco

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Si chiama “Da chiodi a cuscini”, dal passo di una poesia che una paziente del Day Hospital Oncologico del Ramazzini ha dedicato tempo fa al personale sanitario per ringraziarlo dell’ascolto e dell’umanità di cui era stata fatta oggetto durante le cure. Si tratta del titolo del progetto che Giusta Greco, infermiera in servizio alla Centrale unica per l’allestimento dei farmaci antiblastici all’ospedale di Carpi e Diletta Giaroni, neo laureata in Infermieristica, hanno rispettivamente ideato e sviluppato nella tesi di laurea di Diletta, di cui Giusta è stata correlatore.

Le due professioniste si sono conosciute a Carpi, durante il tirocinio che la più giovane ha svolto al Day Hospital: dal lavoro spalla a spalla, è quindi nato il progetto di un ambulatorio di accoglienza per chi debba fare chemioterapia, per rispondere ai dubbi che si manifestano prima del trattamento e per fornire in modo semplice informazioni su cosa sia un tumore, cosa la chemioterapia, come venga somministrata, quali siano i diritti e le agevolazioni spettanti al malato.

Le domande che assillano la mente del paziente oncologico sono molteplici: sentirò dolore? Quali sono gli effetti collaterali? Quando si verificheranno? All’interno dei day hospital spesso queste comunicazioni si svolgono brevemente e solo dopo l’inizio della chemioterapia, quando sarebbe invece più utile darle prima, in modo da far sentire il paziente meno solo.

«Si tratta di informazioni particolarmente delicate - spiega Giusta Greco - Comunicare, ad esempio, la possibile perdita di capelli e quindi consigliare un negozio di parrucche o spiegare gli effetti della terapia sulla libido o sulla fertilità non è semplice».

Nasce da queste considerazioni l’idea del progetto, che prende spunto da un programma di attività di auto-mutuo-aiuto attivo nel Centro di Psico-oncologia di Carpi, grazie al quale i pazienti possono dedicarsi a laboratori o ad attività ludico-ricreative.

«Tutto inizia dalla richiesta di una paziente alla psicooncologa Maria Grazia Russomanno - continua Giusta Greco - “Se devo fare il fachiro e sedermi sui chiodi, potrei avere un cuscino per stare più comoda?”. A questo serve “Da chiodi a cuscini”».

«I pazienti desiderano conoscere il proprio percorso, di esserne parte integrante - sottolinea Diletta Giaroni - La diagnosi, gli accertamenti, le terapie, la miriade di informazioni che in poco tempo gli vengono fornite, provoca disorientamento. Così, il progetto si propone di accogliere il paziente in un ambiente dedicato, con tempo dedicato sia alle informazioni strettamente burocratiche o logistiche, ma anche all’ascolto, all’educazione terapeutica, all’individuazione dei suoi bisogni. Abbiamo pensato a due incontri settimanali di circa due ore durante cui il paziente può visitare il reparto e l’operatore può non solo conoscerlo, ma anche costruire le fondamenta per una presa in carico e una relazione d’aiuto efficace».

“Da chiodi a cuscini”, per ora, è solo un’idea, poiché la sua realizzazione richiede la riorganizzazione dell’intera unità operativa che decide di utilizzarlo.

«Il progetto è comunque a disposizione di chi voglia proporsi come centro pilota», concludono Giusta e Diletta. —

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