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VIALE TRENTO TRIESTE 

Piero Ferrari firma e dona il garage abusivo al Comune

Piero Ferrari firma e dona il garage abusivo al Comune

Siglato il protocollo per accollare l’edificio dichiarato fuori norma alla città Il sindaco propone di farne un parcheggio a due piani per la mobilità sostenibile

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Il Comune allontana lo spettro delle ruspe per demolire il Garage Ferrari di viale Trento Trieste, interamente abusivo (e non parzialmente, come aveva sostenuto il Comune) e lo fa suo. In questo modo si vuole chiudere una vertenza legale che si trascina da 30 anni. Il Consiglio avrà la facoltà di farlo diventare un garage pubblico a servizio del centro storico. Tutto questo dopo la decisione dell’ingegner Piero Ferrari di favorire l’acquisizione gratuita dell’intero immobile al patrimonio del Comune, confermando così il desiderio di Enzo Ferrari che aveva risposto alla sollecitazione dell’allora amministrazione comunale per realizzare un’opera per la città. L’accordo è stato formalizzato con un protocollo d'intesa approvato mercoledì dalla giunta e sottoscritto dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli che ha ringraziato il figlio del Drake e la famiglia Ferrari.

Il sindaco, inoltre, si è impegnato a portare nei prossimi mesi in Consiglio comunale la proposta di destinare l'edificio a garage pubblico nell'ambito delle iniziative previste con il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) in corso di definizione. Resta da chiarire l’aspetto abusivo del garage. «La realizzazione di un parcheggio multipiano a servizio del centro storico e delle sue adiacenze era l'intenzione originale di mio padre - ricorda Piero Ferrari - al quale venne chiesto nel 1986, dall'allora assessore all'Urbanistica Pier Camillo Beccaria e dal sindaco Mario Del Monte, di riconvertire a parcheggio la sede delle ex Officine Ferrari. Poi lui non vide il completamento dell'opera, che inaugurammo il 7 giugno del 1989, ma sulla scorta di quello spirito originario già nel dicembre del 2015 manifestai al sindaco con una lettera la volontà di donare l'immobile alla città».

Accogliendo i ricorsi di alcuni confinanti, il Tribunale amministrativo regionale ha annullato per due volte nel corso degli anni la concessione edilizia rilasciata per l’infrastruttura. La prima volta è successo nel 1990, mentre l’ultima sentenza è passata in giudicato nel 2013. Nel gennaio del 2016 il Tar nomina un commissario ad acta per la demolizione del fabbricato, ma il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di Comune e proprietari (la società B. A. service) e nel gennaio di quest’anno, pur confermando l’annullamento del titolo edilizio, esclude che l’opera debba essere obbligatoriamente demolita e assegna al Comune un anno di tempo per valutare, nell’ambito della sua autonomia amministrativa, la possibilità di iniziative alternative. La proprietà, secondo il Comune, avrebbe potuto presentare un progetto edilizio in sanatoria. Prescindendo da tale facoltà, però, l’ingegner Ferrari ha ritenuto di non presentare alcun progetto favorendo in questo modo l’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale. —

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