Processo Aemilia in ferie A settembre le repliche poi la maxi sentenza
Pausa estiva per Aemilia. Il maxiprocesso contro la ’ndrangheta infiltrata in regione, e nello specifico tra Modena e Reggio, in corso da quasi tre anni nell’aula bunker del Tribunale di Reggio,...
Pausa estiva per Aemilia. Il maxiprocesso contro la ’ndrangheta infiltrata in regione, e nello specifico tra Modena e Reggio, in corso da quasi tre anni nell’aula bunker del Tribunale di Reggio, riprenderà il prossimo 6 settembre.
Martedì, intanto, si sono concluse le arringhe difensive degli imputati. I lavori ricominceranno quindi con la replica dell'accusa, rappresentata dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi.
Poi - prima della sentenza - la parola tornerà ai legali degli imputati. I quali, a loro volta, potranno rilasciare spontanee dichiarazioni.
È anche l’ultimo giorno delle arringhe non sono mancate le controaccuse: «Se questa fosse stata un'indagine seria, gli oltre 100 imputati sono pochi. Dove sono gli amministratori che hanno permesso loro di lavorare? Che hanno fatto un gemellaggio con Cutro? Perché si sono sentiti in dovere di intitolare una strada a Cutro a Reggio? E i sindacati che hanno avuto a che fare con la 'ndrangheta?». Interrogativi sollevati dall'avvocato modenese Francesco Miraglia. Nell'arringa in difesa degli imputati Luigi Silipo e del ravarinese Vincenzo Mancuso, il legale ha preso di mira anche i pentiti. In particolare «Giuseppe Giglio si è pentito dopo 13 mesi dagli arresti e una condanna a 18 anni», mentre Salvatore Muto lo ha fatto «dopo che i verbali di Antonio Valerio (terzo collaboratore di giustizia) erano già stati depositati».
Per Miraglia «in questo processo, se fosse di mafia, dovremmo parlare di droga, estorsione e armi». Invece si parla «solo di lavoro, di gente che comunque si alzava alle 5 di mattina per andare sul cantiere». Inoltre, «la ’ndrangheta e' fatta di regole e subordinazione assoluta, mentre qui ognuno faceva il suo interesse alle spalle degli altri».
Silipo «è stato indagato solo perché fratello di Antonio Silipo, con cui ha avuto una sola telefonata di 57 secondi». Per Miraglia mancano poi le prove della colpevolezza di Vincenzo Mancuso, che nella tesi dell’accusa trasportava pacchi di denaro illecito su pullman in servizio sulla tratta Parma-Crotone. Il legale ha chiesto l’assoluzione. —
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