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La “Santina” in festa Sessant’anni dedicati alla cucina casalinga

Federico Covili
La “Santina” in festa Sessant’anni dedicati alla cucina casalinga

Una delle attività più longeve della zona celebra il traguardo Imperia e la figlia Giulia continuano la storia della nonna

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Andare a mangiare dalla “Santina”, per chi vice a Rocca e a Guiglia, è un po’ come andare a mangiare da una nonna o da una zia. E in effetti l’idea è proprio questa: un luogo semplice e familiare, dove è possibile assaporare le specialità di una volta, fatte ancora come comanda la tradizione. Non è una finzione o la ricostruzione di qualche esperto di marketing, ma è proprio la storia di una famiglia e di un locale, il ristorante Santina, che giovedì ha compiuto 60 anni.

«Non sono certa, ma credo che la nostra attività sia la più longeva della zona» - racconta Imperia, l’attuale titolare, mentre mostra il documento datato 2 agosto 1958 con cui il sindaco di Guiglia concedeva a sua madre Santina Chiappelli la licenza di affittacamere.

«Adesso abbiamo 16 camere, occupate soprattutto in estate. Ma la nostra forza è il ristorante dove ci sforziamo di proporre i prodotti della gastronomia tradizonale, tutto in modo genuino».

Fin da piccola Imperia ha lavorato qui e a 18 anni ha ricevuto come regalo “la Geltrude”, il mattarello fatto appositamente da un falegname di Rocca e alto quasi quanto lei con cui ancora oggi fa la sfoglia. «Nonostante il mio nome, identico a quello delle macchine da cucina Imperia - scherza - qui facciamo tutto a mano. Adoro tirare la sfoglia e negli ultimi tempi è capitato anche di fare qualche corso per turisti o clienti che erano curiosi di conoscere i nostri segreti».

Non solo Santina e Imperia però. Anche se nel 2007 è venuta a mancare la fondatrice, il gruppo si allarga. «Il fatto di essere una famiglia ci dà qualcosa in più - spiega Giulia, figlia di Imperia, mentre tiene in braccio la piccola Mia, con la quale si tocca la quarta generazione di una dinastia tutta al femminile - Come in ogni famiglia a volte le cose non sono semplici ma si crea un clima unico. E ci teniamo molto: vogliamo che il cliente si senta come da una nonna che ti riempie di piatti buonissimi e genuini. Siamo l’opposto di un fast food: con le nostre mani facciamo il brodo, i tortellini, le crescentine, i borlenghi, la pasta. Capita di fare attendere un po’ di più per la cottura o di scusarci con i clienti perché qualche prodotto è finito, ma non congeliamo niente e ogni pezzo è unico. A volte papà mi “sgrida” perché le crescentine o i tortellini non sono tutti grandi uguali ma credo che questa sia proprio la nostra forza».

I primi 60 anni del ristorante Santina saranno festeggiati domani, a partire dalle 18 con un aperitivo aperto a tutti. Sessant’anni di storia frutto di una ricetta semplice e familiare che promette di proseguire ancora per molto tempo. —



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