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Nuova aggressione ai vicini di casa: picchiatrice in cella

DANIELE MONTANARI
Nuova aggressione ai vicini di casa: picchiatrice in cella

I carabinieri arrestano la donna divenuta l’incubo del palazzo di Via Bellettini dell’Acer Ha colpito con un bastone una donna finita all’ospedale

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L’ultima aggressione è costata cara alla 35enne marocchina W.S. che da un anno e mezzo è l’incubo degli inquilini che abitano nella palazzina Acer di via Bellettini. Avevamo raccontato del dramma che sta vivendo la famiglia che vive al primo piano di fronte al suo, quella del 34enne albanese Kreshnik Kazanxhi, che dopo le randellate subite il 30 giugno, assieme alla moglie Brunilda e al figlio 12enne, era stato costretto ad abbandonare casa sua e trasferirsi dalla madre.

Ebbene, sabato verso le 19 aveva tentato di tornare, ed è stato un altro incubo. Ha trovato i fili del contatore tagliati, senza prova che fosse stata la vicina chiaramente, ma con un sospetto fortissimo. Impossibile rimanere senza luce, di qui la decisione di tornare dalla madre. Ma mentre prendeva l’ascensore, la 35enne è uscita fulminea e con il bastone della scopa ha randellato di nuovo Brunilda al braccio sinistro sotto gli occhi del marito (paraplegico) e del figlio, terrorizzati. Colpi sferrati senza motivo, e con una tecnica quasi diabolica: botte in due secondi, rientro in casa e uscita col telefonino in mano per filmare un’eventuale reazione della vittima per farla passare come aggressione gratuita nei suoi confronti. Lo aveva già fatto altre volte, e nessuno ha reagito. Brunilda è stata portata al Ps con tre grossi lividi: cinque giorni di prognosi.

E disperazione: la famiglia non sapeva più cosa fare, e così gli altri inquilini del palazzo randellati per mesi. Ma in seguito alla denuncia di mercoledì e con la documentazione di infrazioni agli arresti domiciliari a cui W.S. era sottoposta, i carabinieri hanno chiesto al Tribunale l’ aggravamento della custodia cautelare. Il gip ha dato l’ok: giovedì gli uomini della stazione di Pavullo l’hanno arrestata riportandola al S. Anna. —

DANIELE MONTANARI

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