Gazzetta di Modena

Modena

BRINI (FIOM) CONTRO LA PROCURA 

«Mai occupato il Cavour ma mi ritrovo indagato»

SERENA ARBIZZI

«Ho partecipato al corteo ma non all’occupazione dell’ex cinema Cavour, edificio della curia, abbandonato ormai da lustri: al di là della mia singola situazione voglio richiamare l’attenzione sul...

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«Ho partecipato al corteo ma non all’occupazione dell’ex cinema Cavour, edificio della curia, abbandonato ormai da lustri: al di là della mia singola situazione voglio richiamare l’attenzione sul clima profondamente repressivo nei confronti degli antifascisti». È infuriato il sindacalista Paolo Brini, nella direzione nazionale della Fiom Cgil e figura di spicco del sindacato modenese. Brini, nei giorni scorsi, si è visto recapitare dalla questura un avviso di garanzia con cui è stato informato di essere ufficialmente indagato. I fatti risalgono al 3 dicembre scorso: a questa data risale la partecipazione di Brini al corteo non autorizzato dopo lo sgombero del cinema Olympia. Corteo al quale hanno preso parte anche una minorenne e appartenenti al centro sociale Guernica. Nell’atto, inoltre, gli viene contestata l’occupazione dell’ex cinema Cavour. «Ma io non ho partecipato all’occupazione del Cavour – prosegue Brini – Certo, ho partecipato al corteo dopo lo sgombero dell’Olympia, ma non ho materialmente preso parte all’occupazione. La procura ha consegnato avvisi di garanzia a pioggia nei confronti di numerosi partecipanti alla manifestazione. Al di là del mio caso specifico in cui quanto contestatomi è completamente privo di qualsiasi fondamento fattuale e giuridico, il punto di fondo è essenzialmente uno solo: ancora una volta ci troviamo di fronte a repressione e intimidazione verso chiunque lotta. Dev’essere costantemente ribadito il messaggio che chi partecipi a scioperi, cortei, picchetti, possa essere processato e condannato. Chi credeva ingenuamente che questi scenari riguardassero solo una parte dei movimenti di lotta, legati ai centri sociali o ai comitati di base, si sbaglia. Bisogna scendere in piazza contro questo scempio». —

SERENA ARBIZZI

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