Con “Sognalib(e)ro” Modena porta la lettura in dieci carceri italiane
Un concorso in due sezioni per gruppi e laboratori di scrittura e lettura negli Istituti penitenziari in collaborazione col ministero
Che non sia solo retorica lo dicono le esperienze, come quella di Opera, la più grande casa di reclusione italiana, dalla quale due detenuti sono usciti completamente cambiati dopo aver scoperto Dostoevskij e Neruda. E allora ha deciso di provarci anche Modena, con un progetto pensato dal Comune ma che arriverà in dieci carceri italiane: al centro ci sono i libri, con l’obiettivo di dare ai detenuti una libertà e un’apertura prima di tutto mentale. Nasce così “Sognalib(e)ro”, il premio letterario che porterà lettura e scrittura nelle carceri italiane grazie a una collaborazione tra amministrazione modenese, ministero della Giustizia, Giunti editore e Bper Banca. Un concorso ideato da Bruno Ventavoli, direttore del settimanale de La Stampa “Tuttolibri”, e che di fatto sarà diviso in due parti: «La prima - spiega Ventavoli - è dedicata alla lettura, con i detenuti che dovranno valutare tre libri scelti da una giuria di scrittori affermati come Walter Siti, Elena Ferrante e Antonio Manzini, mentre l’altra è incentrata sulla scrittura, perché i carcerati dovranno produrre un’opera letteraria che avrà la possibilità di essere pubblicata da Giunti».
«Un progetto - conferma l’assessore Gianpietro Cavazza - che nasce dalla volontà di rafforzare il welfare culturale, portando al centro dell’attenzione persone che rischiano di essere estranee alla società. Del resto, essere in carcere porta diseguaglianza - incalza l’assessore - e “Sognalib(e)ro” nasce anche per appianare le differenze». Dieci, dunque, gli istituti individuati dal ministero: «Si va dal carcere di Modena, che conosco bene per averci lavorato come educatore, 20 anni fa - spiega il dirigente del provveditorato amministrazione penitenziaria Marco Bonfiglioli - a quello di Torino, passando per quelli di Milano Opera, Pisa, Brindisi, Trapani, Verona e Cosenza e quelli femminili di Rebibbia e Pozzuoli». —
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