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A RISCHIO I progetti PER L’AREA NORD  

Bando periferie, il Pd fa mea culpa Corsa per salvare i finanziamenti

Luca Gardinale
Bando periferie, il Pd fa mea culpa Corsa per salvare i finanziamenti

Il senatore Patriarca: «Che svista, ma il testo era una trappola». Muzzarelli: «Rimediate alla Camera»

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Sulla questione centrale non si nasconde - «dire che non c’è stata una svista importante significherebbe negare una cosa vera» - ma fa notare anche un paio di altre cose. Nel giorno più caldo della querelle “bando Periferie”, quello dello scambio di accuse, sfoghi e persino qualche richiesta di dimissioni - tutto all’interno del Pd - a fare chiarezza sul voto di martedì in Senato è il parlamentare modenese Edoardo Patriarca. Anche lui, così come il collega Matteo Richetti - e come tutti i senatori di maggioranza e opposizione - ha votato favorevolmente l’emendamento al decreto Milleproroghe che, tra le tante cose, prevedeva il “congelamento” per due anni dei finanziamenti alle città che hanno vinto il “bando Periferie”: un fatto che mercoledì sera ha fatto infuriare il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, anche se poi il sottosegretario Castelli ha fatto sapere che, avendo partecipato alla prima parte del bando, Modena è salva insieme ai suoi 18 milioni di fondi che serviranno a riqualificare l’Area nord della città. Detto che in piazza Grande c’è ancora un po’ di apprensione - una parte del finanziamento potrebbe comunque saltare - oggi Patriarca torna sul voto di palazzo Madama: «Chiarito che da parte di tutta l’opposizione, a partire dal Pd, c’è stata una svista importante - fa sapere - credo sia necessario far notare che quell’emendamento era della maggioranza, che quindi ne porta la responsabilità. Un emendamento involuto e scritto in maniera “furba” - incalza il parlamentare modenese - o forse un “emendamento trappola”, perché se da una parte era difficile non votarlo, dal momento che aggiungeva 140 milioni al decreto, dall’altra conteneva alcuni aspetti problematici che nessuno tra le opposizioni è riuscito a cogliere. Senza dubbio sarebbe servita più attenzione da parte nostra - conclude il senatore di Carpi - ma credo possa anche succedere dopo la raffica di voti compulsivi del “Decreto dignità”.

Detto questo, alla Camera avremo modo di fare valutazioni più attente». E mentre ieri qualcuno nel Pd è arrivato a chiedere le dimissioni dei senatori modenesi, l’infuriato sindaco Muzzarelli ha preso carta e penna per scrivere a tutti i parlamentari della nostra provincia.

«L’emendamento 13.2 al decreto Milleproroghe è un serio motivo di preoccupazione per le città, i territori e gli amministratori locali - scrive il primo cittadino - nonché un segnale profondamente sbagliato: proprio mentre si profilano convergenze importanti sull’urgenza di rilanciare gli investimenti pubblici, il rinvio di finanziamenti già previsti è un atto che va nella direzione opposta e lascia il serio dubbio che alle dichiarazioni seguano effettivamente i fatti. In secondo luogo - incalza - è una scorrettezza e un intralcio nei confronti delle autonomie locali, che sulla base delle determinazioni di governo e Parlamento si sono attivate per consultare i cittadini, elaborare i progetti e accelerare le procedure. Come città di Modena prendiamo atto delle dichiarazioni del sottosegretario Castelli, che conferma i finanziamenti alla città, ma non siamo affatto tranquilli, perché, se passa il principio di ridiscutere e rimodulare gli impegni già deliberati e sottoscritti, nessun intervento di carattere pluriennale può ritenersi del tutto al sicuro». In chiusura, Muzzarelli chiede ai parlamentari «un impegno conseguente per cancellare la norma in oggetto alla Camera, per dare attuazione coerente alle sentenze della Corte in materia di avanzi di bilancio, e per riaffermare nelle norme e con i fatti la centralità dei territori per la ripresa economica, la coesione e la crescita civile e democratica del Paese». —



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