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Ferragosto 2018. La sera di Beppe Zagaglia Ai Giardini Ducali si celebra la modenesità

SAVERIO CIOCE
Ferragosto 2018. La sera di Beppe Zagaglia Ai Giardini Ducali si celebra la modenesità

Il tradizionale appuntamento farà “rivivere” in un video  le immagini e le parole  dei grandi cultori del dialetto  che hanno raccontato la città

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MODENA. «La modenesità è quell’aria leggera che si respira quando si è felici in mezzo ai propri amici, alla gente ...» . Così, con leggerezza, il fotografo Beppe Zagaglia firma il manifesto del suo invito per la serata odierna, 14 agosto, e per tutti quelli che lo aspettano, o tornano apposta.

Per il ventinovesimo anno di fila ritorna con la formula che lo ha reso unico e popolare il “Ferragosto di Zagaglia”. Sul palco dei Giardini Ducali, quando si fa buio, si alternano lui e gli amici. Una scenografia essenziale: lo schermo su cui vengono proiettate le foto di una vita (che ha superato da un pezzetto le ottanta primavere). Poi le immagini di Modena e dei modenesi, del dopoguerra e di oggi, di quelli che ci sono o che se ne sono andati, che scorrono alle spalle di Zagaglia narratore con bonomia e ironia, di fatti, aneddoti, personaggi di piazza più o meno famosi.

Al suo fianco ognuno degli affabulatori che lo accompagnano (Iolanda Battini, Claudio Camola, Giuseppe di Genova, Roberta Morini, Luigi Pepe, Sauro Torricelli) porta il suo cariolino di storielle e gag dove la comprensione del dialetto è fondamentale. Così anche il sax di Claudio Messori è un appuntamento fisso, assieme ad Alessandro Altarocca al pianoforte, Andrea Barani alla batteria, Enrico Lazzarini al basso.

Quest’anno poi Zagaglia ha preparato un video che proietterà nella prima parte dello spettacolo e che da solo vale la serata. «Ho messo insieme - dice - le voci di grandi appassionati di modenesità che non sono più tra noi. Si raccontano e ci raccontano poesie usando la lingua che era loro più congeniale: il dialetto modenese. Così chi non li ha conosciuti potrà ascoltare in viva voce Ugo Preti, Luciano Zanasi, Franco Bisi, Riccardo Pellati, Luigi Zanfi, Euro Vaccari, Benedetto Benedetti e Roberto Vaccari».

Passano gli anni ma gli appuntamenti di Zagaglia non rallentano, non cala il coinvolgimento di attori e autori nè l’entusiasmo del pubblico. Come il balsamico, anche il mosto di parole, immagin i e musica si affina di anno in anno. In platea, ci sono i vip e la gente comune, felicemente mescolati per una festa di mezz’estate. Perché bisognerà pure che qualcuno glielo riconosca questo merito a Beppe.

Per tre decenni, a Natale e Ferragosto, è stato l’unico che ha tenuta accesa la fiamma dell’uso sociale del dialetto, senza nostalgie né recriminazioni. E se la scelta (e la capacità) di parlarlo e capirlo è ridotta al lumicino, a eccezione dei più anziani e delle compagnie teatrali di pochi specialisti, Zagaglia è riuscito a far sedere due volte all’anno centinaia di persone attorno a testi che consacrano il valore del dialetto, continuando imperterrito a conservare piccole gemme di creatività. —

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