Calano le coltivazioni Albicocche dimezzate, pesche in calo del 20%
Non si arresta il continuo espianto di alberi di pesche e nettarine in Emilia-Romagna. Nell’ultimo anno si segnala un ulteriore contrazione delle superfici coltivate, pari a 1.500 ettari.Sta in...
Non si arresta il continuo espianto di alberi di pesche e nettarine in Emilia-Romagna. Nell’ultimo anno si segnala un ulteriore contrazione delle superfici coltivate, pari a 1.500 ettari.
Sta in queste cifre il grido di dolore Confagricoltura Emilia Romagna, ricordando che questi frutti sono stati tra i primi in Italia a ottenere dalla Ue il marchio Igp, nel 1997. «Il numero di espianti negli altri comparti frutticoli si è stabilizzato - dice Francesco Donati, presidente dei frutticultori di Confagricoltura - ma la coltivazione del pesco è scesa da 6.106 a 5.359 ettari e quella delle nettarine da 8.563 a 7.780 ettari dal 2016 al 2017» .
A metà agosto il bilancio di mezza estate è poco soddisfacente. «Pesche e nettarine hanno subito un calo medio del 10% per espianti a cui si aggiunge un ulteriore 10% causato dalle avversità meteo: gelate precoci, bombe d’acqua e grandinate. Il raccolto delle albicocche si è drasticamente ridotto, all’incirca del 40%, con perdite minori in pianura rispetto alle zone collinari dove si è registrato addirittura un ammanco fino al 70% dovuto al freddo clima primaverile. Le susine pure confermano numeri in tendenziale flessione, sebbene la percentuale sia meno rilevante». Ma non è tutto.
«Mele e pere - conclude - dovrebbero tenere mele e pere, mediamente nella norma, mentre è prevista una riduzione importante nel kiwi se paragonata alla media degli ultimi cinque anni, dovuta probabilmente al caldo eccessivo dello scorso anno».
I prezzi? «In leggero aumento rispetto al 2017, ma si fatica a coprire i costi di produzione. Nonostante un’annata magra in tutta Europa, non riusciamo comunque – lamenta il presidente dei frutticoltori - ad avere la forza contrattuale perché siamo sempre divisi. Confagricoltura ha più volte indicato la strada da intraprendere ossia andare verso la costituzione di un organismo commerciale per ogni specie frutticola, che sia in grado di fare sintesi e portare alla condivisione delle regole produttive».
«Chi vorrà fare il frutticultore? - aggiunge polemicamente Eugenia Bergamaschi, segretaria regionale dell’associazione - Bombe d’acqua e gelate, parassiti killer sulle piante e persino la fauna selvatica ghiotta di frutta: come si fa ad andare avanti?» —
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