Carpi. L’eccidio di piazza Martiri nel ricordo di Liliana Cavani
La regista fu giovane testimone: «Per anni ho scordato i tanti corpi senza vita L’ho rivissuto mentre giravo “Il Cannibale”. Quei tempi non devono più tornare»
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CARPI. «È stato un attimo, mentre stavo girando una scena per il mio film “Il Cannibale” - ricorda la regista Liliana Cavani - Era una scena in piazza a Milano, con tanta gente sdraiata al suolo. La maggior parte di loro erano studenti prestati a comparse. Girare quella scena mi ha fatto tornare in mente quella tragica mattinata del 16 agosto 1944».
Si è commemorato ieri pomeriggio l’eccidio di piazza dei Martiri, che ricorda ogni anno quanto avvenne nel 1944: l’uccisione da parte dei fascisti di 16 persone innocenti.
Il 16 agosto 1944 furono rastrellate dalle autorità fasciste un centinaio di persone tra Carpi, Migliarina e Rio saliceto. Sedici di quegli ostaggi, scelti casualmente, vennero raggruppati nella piazza carpigiana e fucilati per rappresaglia a seguito dell’uccisione, da parte dei partigiani, del console della Milizia Filiberto Nannini.
A rivivere quei momenti drammatici, il racconto riflessivo di Liliana Cavani, che visse in prima persona la strage di 74 anni fa.
« Ora ricordo tutto di quella mattina. Allora abitavo in corso Fanti, poco distante dalla grande piazza carpigiana. Ogni mattina uscivo presto per raggiungere un mio amico malato, ma quella mattina c’era un’aria diversa, pesante. Appena chiusi il portone di casa fui superata da tante donne che correvano in direzione del centro. Era pieno di biciclette: sparse, abbandonate lungo la strada. Non capivo cosa stesse succedendo, ma sentivo delle grida provenire dalla piazza. Erano urla di donne. Ero spaventata, ma ero piccola e la mia curiosità mi portò a seguire la folla di gente. Arrivammo in piazza e li il mio cervello scattò una fotografia che rimase, chissà dove, dimenticata per tanto tempo. Per qualche via difensiva del cervello non riuscii a ricordare quella scena fino alla ripresa nel 1969 del mio film “Il Cannibale”. Ho questa immagine salvata nella memoria - dice dopo una breve pausa che sembra durare minuti - Corpi ammucchiati al suolo, gettati come sacchi di patate uno sull’altro. Alcuni perdevano copiosamente il sangue che macchiava altri corpi, immobili, morti. Erano tutti giovanissimi, il più vecchio non aveva nemmeno 50 anni, il più giovane appena maggiorenne. Erano stati fucilati dalle Brigate nere come segno di vendetta per l’uccisione del console Nannini. L’episodio di piazza Maggiore, ora piazza Martiri, con la mia testimonianza deve sollevare la riflessione di tutti, perché fatti del genere non devono più avvenire».
La testimonianza di Liliana Cavani è stata anticipata dalla deposizione di una corona di fiori sia al cippo dei caduti di via Guastalla, sia sulla lapide posta proprio in piazza Martiri.
« Questa piazza - ha detto il sindaco Alberto Bellelli - è l’immagine di Carpi in tutta Italia e nel mondo. Ma chi osserva questa meravigliosa piazza dovrebbe sapere che non è soltanto il frutto di un ottimo lavoro rinascimentale ma luogo di storie drammatiche. E noi ci ritroviamo qui, ogni hanno, non solo per ricordare, ma per stare insieme». —
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