Professionisti senza Ordine chiedono welfare su misura
La portavoce Claudia Miglia: «Dalla maternità, alla salute fino alla sicurezza nessun contributo per chi è in difficoltà che tenga conto del calo di lavoro»
Le professioni non inquadrate in specifici ordini professionali crescono a un ritmo superiore a quello delle imprese (+3,4%) e rappresentano insieme a quelle che invece hanno ordini professionali di appartenenza già previste dalla legge (avvocati, medici, geometri, i giornalisti) il 16% del PIL nazionale.
Di qui la richiesta da parte dei professionisti che ne fanno parte di un maggior riconoscimento da parte dello Stato e del governo.
«Prima del 2017 eravamo ai margini delle decisioni politiche - sottolinea Claudia Miglia portavoce dei 1200 professionisti associati nella Cna di Modena - e solo con il cosiddetto “Jobs Act delle professioni” si è cominciato a costruire un sistema di tutele previdenziali, come per le altre categorie. Ma il sistema è rimasto sulla carta perchè la legge prevedeva quattro deleghe, tutte scadute, in materia di protezione sociale dei professionisti, allargamento del raggio d’azione delle prestazioni di maternità e semplificazione delle norme su salute e sicurezza. Dunque ora servono interventi che favoriscano forme di aggregazione e di organizzazione tra i professionisti, una riduzione degli adempimenti burocratici e della pressione fiscale. E serve anche un welfare su misura ma soprattutto una gestione separata che risponda meglio alle esigenze dei professionisti. Un esempio su tutti: le prestazioni previdenziali e i relativi versamenti vanno rimodulati, includendo i momenti di drastica riduzione del lavoro».
Ma chi sono i professionisti che non appartengono a ordini professionali? Quasi sempre hanno partita Iva che, ma versano i contributi alla Gestione separata Inps, vistoi che non hanno un proprio Ordine nè una propria cassa previdenziale. In realtà, la categoria comprende professionisti esclusivi, che versano cioè la totalità dei contributi in prima persona, professionisti concorrenti, che quindi versano la quota prevalente di contributi in prima persona, e collaboratori concorrenti, cioè tutti coloro che non versano la quota prevalente di contributi, a carico invece dei committenti.
In questo mondo di professionisti gli ultra 40enni rappresentano il 57,5% della platea totale. Una fotografia che trova riscontro anche nella realtà modenese, con numeri che divergono di pochi decimali da quelli nazionali.
Dalla banca dati Inps emerge che nel 2016 i redditi complessivamente dichiarati sono stati pari a 5,5 miliardi, mentre il reddito medio è ammontato a 16.490 euro, in calo del 2,4% rispetto al 2015.
Per conoscere meglio questo vero e proprio settore dell’economia nazionale, CNA ha costituito un osservatorio che ha coinvolto 39 professioni diverse, raccogliendo dati in alcuni casi inaspettati.
Ad esempio, lo studio ha evidenziato che per l’istruzione: quasi il 63% dei professionisti non ordinistici intervistati possiede la laurea, mentre solo il 2% si è fermato alla scuola media inferiore.
Otto professionisti su dieci hanno conseguito titoli per l’esercizio della propria professione. In più del 64% dei casi si tratta di titoli non obbligatori, che dunque vanno a elevare ulteriormente le competenze di questi professionisti. Un requisito che, di fronte alla clientela, dovrebbe fare da solo la differenza con gli abusivi.
Il 74% degli intervistati svolge la propria attività in via prevalente come libero professionista. Il 44,3% svolge anche attività lavorative diverse. Poco meno della metà (46,1%) si avvale di lavoratori dipendenti. Un dato di tutto rilievo, che testimonia la capacità dei professionisti non ordinistici di creare occupazione aggiuntiva e, quindi, la necessità che la categoria venga protetta e non sia ostacolata dalla mala-burocrazia.
Il 70% circa degli intervistati ritiene che le attività professionali siano tassate in maniera eccessiva e il 36,1% ostacolate da un eccesso di burocrazia.
Ecco perché, secondo gli intervistati, le soluzioni più impellenti per il settore sono La riduzione dell’aliquota contributiva (89,1%), la deducibilità delle spese di formazione (83,9%) e di certificazione (83,8%), la riorganizzazione della Gestione separata Inps (82,5%) e la tutela della gravidanza e da malattie e infortuni (81,8%). —
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