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Modena, banda delle bancarotte: confiscati beni e società

di Stefano Totaro
Modena, banda delle bancarotte: confiscati beni e società

Un “bottino” da mezzo milione di euro, è il primo provvedimento definitivo, pene per nove anni di carcere ai componenti dell’associazione a delinquere

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MODENA. Operazione “Barqueiro” della Finanza: dopo i patteggiamenti in tribunale e le relative pene, per complessivi 9 anni di carcere, adesso sotto con le confische. Si tratta di mezzo milione di euro, il valore cioè di quanto costruito negli anni con un sistematico spolpamento di società e ditte da un’associazione a delinquere che era finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio internazionale e che ha commesso plurimi reati tributari. Stiamo parlando di un patrimonio costituito da 7 società, 4 terreni e ben 634 diritti immobiliari (quote di multiproprietà) intestati alle società riconducibili al sodalizio finito nelle mani della giustizia e valutato appunto, al netto delle passività, in circa 500mila euro.



Tutto confiscato dalla Guardia di Finanza di Modena che si è avvalsa in queste operazioni della collaborazione di 29 reparti del Corpo della Fiamme gialle. Ma quelle effettuate in questi giorni costituiscono le prime confische definitive di beni immobili e denaro: sono riconducibili al promotore dell'associazione ed ai componenti del gruppo criminale già oggetto di misure cautelari. Le indagini dei militari modenesi si concretizzarono all’inizio del 2016 in quella operazione denominata “barqueiro”, parola portoghese che significa traghettatore. Il barqueiro scoperto dalla Finanza è Marco Pasquali, commercialista di Parma, 57 anni, originario di Reggio, al vertice di questa “holding commerciale” che si occupava di nascondere capitali ai creditori di aziende in dissesto tramite fittizi trasferimenti all'estero, in Portogallo in particolare.

L'organizzazione era ramificata in diverse regioni italiane e all'estero, ed era divenuta nel tempo una vera e propria holding del crimine alla quale altri professionisti e imprenditori italiani si rivolgevano per perfezionare fittizie delocalizzazioni all'estero, che potevano avvenire grazie a una rete di prestanome, al fine di eludere la normativa fallimentare in danno dei creditori delle società interessate. Non solo, in questo modo potevano spostare capitali dal territorio nazionale ricorrendo a fatturazioni per operazioni inesistenti.

Il commercialista curava il rientro in Italia di tali somme, riconsegnandole in contanti agli imprenditori coinvolti, attraverso svariate movimentazioni bancarie, anche estero su estero e tra società diverse al fine di ostacolarne la tracciabilità, divenendo un vero e proprio “traghettatore”. L’operazione, coordinata dal procuratore capo Lucia Musti e dal pm Marco Imperato portò a 6 misure cautelari in carcere, la denuncia di 33 responsabili e a sequestri per diversi milioni di euro (2 locali di ristorazione, 1 bar ed un complesso alberghiero con annesso ristorante oltre che 8 società, conti correnti ed immobili).



Pasquali ha patteggiato la pena più alta per l'associazione a delinquere e i reati fiscali contestati: 3 anni e 4 mesi di carcere. L'operazione Barqueiro è la prima di un filone di indagine che ha portato ad altre due operazioni: la Last drink e la Last ring. Nel luglio 2017 ci fu l'arresto del mago delle bancarotte Luigi Predieri e nel dicembre scorso quello di Fausto Chiparo “la mente" del giro illegale da 35 milioni di euro. —


 

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