Il piromane di Castelfranco incendiava i suv a Modena
Giuseppe Purpura, 50 anni, resta in carcere. Bloccato nel quartiere Mezzaluna dopo aver bruciato cinque auto e un bus. Aveva precedenti inquietanti
CASTELFRANCO. Per gli investigatori è Giuseppe Purpura, 50 anni, il piromane che ha scatenato il panico a Castelfranco. lo stesso uomo arrestato qualche anno fa a Modena, quando dava sistematicamente fuoco ai suv. Oggi sarà davanti al giudice.
Dopo l'ultimo rogo di via Muzza Corona di sabato mattina, c'è stata la orgogliosa controreazione degli investigatori. Una sfida tra il piromane e le forze dell’ordine che ha visto il successo di carabinieri e polizia municipale. Purpura così è stato fermato con l'accusa di avere incendiato tra giovedì notte e sabato cinque auto e un bus. Nel tardo pomeriggio di sabato il blitz di Arma e agenti della municipale nel quartiere Mezzaluna. Stamane è così emersa la carriera col fuoco di Purpura. In tribunale, poi, sono arrivati la convalida del fermo e la decisione di tenerlo in carcere.
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Fin da venerdì mattina il piromane aveva assorbito tutte le energie degli inquirenti. C’erano state diverse riunioni operative a cui aveva partecipato anche l’assessore Gianni Gargano a nome di tutta l’amministrazione comunale, ma soprattutto erano state acquisite tutte le immagini della videosorveglianza comunale e delle abitazioni private. Un lavoro immane di analisi dei filmati, di verifiche incrociate di deduzioni e raccolta di testimonianze. In parallelo alle indagini è stato allestito un presidio continuo del territorio con pattuglie in borghese per non suscitare sospetti nel piromane “fantasma”. Ma chi conosce carabinieri e municipale di Castelfranco non ha avuto dubbi: la controreazione è stata immediata. E i continui pattugliamenti hanno dato l’esito sperato una volta tracciato l’identikit del ricercato.
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Gli investigatori ormai ipotizzavano chi fosse il piromane. Qualche filmato lo aveva ripreso durante la notte di fuoco di giovedì. Bisognava però intercettarlo. E Purpura è stato notato sabato pomeriggio proprio in sella alla sua bici, il mezzo usato per muoversi in centro storico, colpire in via Andrea Costa, spostarsi in via Ripa Superiore e raggiungere piazzale Braglia (i primi tre luoghi degli incendi). Ma pedalando, l’uomo era arrivato sabato mattina anche in via Muzza Corona dove ha appiccato il suo ultimo rogo, bruciando una Mercedes in un giardino privato.
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Quella bicicletta è stata usata anche come mezzo contundente per tentare di resistere al fermo. Chi ha assistito alla scena nel quartiere Mezzaluna racconta di uno scalmanato che ha lanciato il mezzo contro carabinieri e municipale, nel vano tentativo di aprirsi una via di fuga. Ma l’attenzione dei militari e degli agenti era troppo alta per consentirgli di dileguarsi. A rimetterci, più di tutti, è stato un carabiniere, uscito malconcio per essere stato scaraventato contro un muro durante l’arresto. Ha dovuto fare ricorso alle cure in ospedale: se la caverà con qualche giorno di prognosi, ma il dolore è stato presto surclassato dall’emozione di aver fermato colui che ha tenuto in scacco la città, gettandola nello sconforto e nella paura. —
Nella foto: Purpura in una foto di archivio
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