Modena, i giudici “autorizzano” il Comune a salvare il garage Ferrari: «Vantaggi alla comunità»
«Altra ulteriore opportunità rimessa agli spazi di scelta amministrativa del Comune, poi, è quella di una acquisizione alla mano pubblica della proprietà dell’edificio in discorso....
MODENA. «Altra ulteriore opportunità rimessa agli spazi di scelta amministrativa del Comune, poi, è quella di una acquisizione alla mano pubblica della proprietà dell’edificio in discorso. Soluzione, questa, addirittura favorita nel caso di specie - evidentemente anche dall’eventuale punto di vista strettamente patrimoniale - dalla dichiarata volontà della BA Service di privarsi gratuitamente dell’immobile in favore dell’ente territoriale e a vantaggio dell’intera comunità locale».
Sono questi i passaggi, testuali ed, essenziali della pur complessa sentenza del Consiglio di Stato; l’ultima in ordine di tempo di tutte quelle che hanno riguardato il sofferto futuro del Garage Ferrari. Passaggi “interpretativi” dei magistrati, che pur respingendo i ricorsi del Comune e della BA di Piero Ferrari (anche se da ultimo l’ingegner Ferrari è uscito dalla società), costituiscono il pilastro delle decisioni prese di recente dal Comune, a partire dalla firma di un protocollo di intesa con la BA, validato da una delibera di giunta dello scorso primo agosto.
In base alla quale, è noto, la proprietà del contestato e decisamente “cementoso” garage passa al Comune (il termine donazione usato e contestato in questi giorni esprime una situazione di fatto, ma non è il più corretto). Comune che - è chiaro - non è intenzionato a demolirlo, facendo valere le opportunità che la legge gli consente.
Ovvero, predisponendo gli atti giustificativi che verranno presto proposti al consiglio comunale nell’ambito del “Piano Urbanistico della Mobilità”, tenersi tutto intero il garage con i suoi 350 posti auto, senza le demolizioni totale o degli ultimi due piani ipotizzate nei mesi scorsi, e farne così uno strumento a servizio del centro città e di una mobilità che, evidentemente, non prescinde dall’automobile.
Si è discusso se questo fosse possibile, perché il testo unico dell’edilizia (la legge) in effetti lo consente. Consente cioè, stante un’opera abusiva, per cui il responsabile dell’abuso non provveda alla demolizione, né chieda una sanatoria (è questa la rinuncia della BA), di adottare una “deliberazione consiliare in cui si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici”. I legali degli avvocati dei confinanti con il parcheggio, quelli che avevano a suo tempo presentato con successo un ricorso alla giustizia amministrativa, hanno puntato nei giorni scorsi su passaggi di sentenze che la legge prende in effetti in esame, ovvero che “l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici e ambientali”.
Circostanza che, alla luce delle recenti comunicazioni e degli atti del Comune, l’amministrazione comunale non ravvisa. Forte della sentenza.
Interpellati per una loro spiegazione, i legali della BA Service, avvocati Giorgio Borelli e Stefano Zironi, non hanno voluto commentare la questione, rimandando alla lettura della sentenza.
E la sentenza prosegue così: «Come è possibile constatare, sono ancora aperti al Comune spazi di proprio, doveroso intervento amministrativo conseguenti all’impostazione alternativa da esso data con il suo provvedimento del maggio 2014... È il Comune che, nella sua responsabilità, deve provvedere ad individuare quale soluzione prescegliere, fra quelle ancora possibili, per conservare l’edificato cui tiene. Solo qualora esso stesso riscontrasse che non esistono alternative utili praticabili - una non esistenza che andrebbe altresì enunciata, allora, in un suo apposito provvedimento - spetterebbe ad esso concludere allora nel senso che l’unica soluzione residua sta in quella peraltro da esso stesso già tracciata, ed enunciata della demolizione integrale dell’edificio... Per tali approfondimenti, e per la enunciazione formale della soluzione che il Comune intenderà definitivamente dare al caso in questione, è opportuno concedere all’ente locale un anno di tempo a decorrere dalla data di pubblicazione della presente decisione».
La sentenza, emessa a fine novembre 2017 e pubblicata a gennaio 2018, fissa quindi un termine: in sostanza entro quest’anno il Comune (se vuole...) può salvare il garage Ferrari, facendolo proprio e mettendolo al servizio della città. L’iter è avviato, e blindato dalla stessa sentenza.
Quali spazi possano avere altri e nuovi ricorsi contro un atto a sua volta definitivo, lo diranno le nuove puntate di questa storia infinita. —
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