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Il nuovo ente, strategico per il futuro del Sant’Agostino, vive difficoltà organizzative: la direttrice Baldon spesso assente 

I dolori della giovane Fondazione Arti Visive Dipendenti in uscita e programma fantasma

Stefano Luppi
I dolori della giovane Fondazione Arti Visive Dipendenti in uscita e programma fantasma

IL RETROSCENAC’è preoccupazione nei circoli culturali riguardo le sorti della nuova fondazione musei “Modena Arti Visive”, fondata nello scorso autunno dai due soci Comune e Fondazione Cassa di...

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IL RETROSCENA



C’è preoccupazione nei circoli culturali riguardo le sorti della nuova fondazione musei “Modena Arti Visive”, fondata nello scorso autunno dai due soci Comune e Fondazione Cassa di Risparmio con l’obiettivo di diventare strategica per lo sviluppo del nuovo polo Sant’Agostino.



L’operazione “rivoluzionaria” nel campo della cultura modenese, nata unendo Galleria Civica, Fondazione Fotografia e Museo Panini, secondo molti zoppica. Non basta, pensano tanti e ora anche il M5S che nei giorni scorsi ha chiesto all’amministrazione comunale di intervenire, creare a “freddo” una struttura con un bilancio da due milioni di euro.

Non basta forse neppure mettervi a capo un riconosciuto manager come Gino Lugli, presidente dell’ente e in passato numero uno operativo della azienda della Nutella Ferraro di Alba. I fatti dicono che la situazione è piuttosto “in divenire”. L’ente è dall’inizio diretto da Diana Baldon, già direttrice del Malmö Konsthall in Svezia, nominata nel giugno scorso numero uno di Fondazione Foto e poi transitata alla Mav nonostante ci fosse in corso la gara pubblica di selezione.



Baldon, a capo di un ente neonato e complesso e destinataria di uno stipendio di 70mila euro lordi più 15mila di obiettivi - preferisce molto spesso lavorare via Skipe, mail e telefono dalla Scandinavia. Una sorta di telelavoro quindi. Comprensibile, per motivi personali, ma chissà quanto opportuno con una nuova “azienda” da 26 dipendenti pubblici e privati per le mani. Appunto i dipendenti. Molti di quelli pubblici - a sottolineare un clima interno che quelli più affettuosi descrivono come “burocratico” - sono fuggiti verso altre istituzioni comunali. La ex curatrice della Civica Serena Goldoni ha chiesto di essere spostata ai Musei civici mentre altre due funzionarie sono andate a Memo e biblioteche comunali. C’è poi una “spina” ulteriore in arrivo, indipendente però dalla nuova gestione anche se l’episodio non aiuterà il percorso presente e futuro dell’ente. A breve raggiungerà l’età pensionabile un nome di primo livello della Civica come Fausto Ferri, memoria storica dell’istituto che è alla galleria dai primi anni Settanta.



Ma ci sono altre curiosità che preoccupano molti. Baldon da quando è in carica, appunto giugno 2017, ha organizzato alcune mostre dopo le prime ereditate dalle precedenti gestioni. In tredici mesi non ha ancora però prodotto alcun documento scientifico o catalogo espositivo, strumenti utili e normali nella realtà espositiva a comprendere quali siano le idee dell’importante fondazione voluta fortemente dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dal presidente della Fcrmo Paolo Cavicchioli. Nonostante numerose richieste, non è neppure possibile sapere il numero dei visitatori delle rassegne. L’ente pare quasi in una “bolla”, anche perché a parte gli appuntamenti di settembre legati al Festivalfilosofia, non ha comunicato un programma annuale. Non era anche questo uno dei “must” della fusione? Secondo tanti dentro e fuori la Mav, ancora le cose non quadrano. E intanto si moltiplicano i direttori: Muzzarelli e Cavicchioli dicevano di volere risparmiare su una direzione, ma ora tra generali, esecutivi, di master siamo almeno a quota tre. —



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