Nuovo centro islamico per musulmani sciiti in via Unione Sovietica
Inaugurazione in settembre al piano terra del Biscione L’associazione: «Ci siamo separati perché c’erano divisioni»
Aprirà in settembre e nasce da una costola dell’associazione Imamia con cui sono nati dissidi per il modo di educare i più giovani all’Islam. Nasce un nuovo centro islamico in via Unione Sovietica, sempre al “Biscione”, l’edificio finito più volte al centro dell’attenzione per episodi di cronaca. Se uno dei piano superiori del “Biscione” è già sede di un centro islamico, tra pochi giorni ne aprirà un altro al piano terra dello stesso stabile. Il nuovo spazio, di 460 metri quadri dedicati al culto dell’Islam, verrà occupato dall’associazione di sciiti Al-Asr. Gli spazi sono già stati arredati con numerosi tappeti, predisposti per la preghiera, ma il nuovo centro è ancora in via di allestimento.
Syed Muhammad Hefhim, studente e appartenente all’ssociazione Al-Asr, spiega quali sono le ragioni per cui è nato il nuovo gruppo.
«La nuova associazione - spiega Syed - ha l’obiettivo di realizzare approfondimenti su un programma basato sull’Islam. In più abbiamo in calendario diverse iniziative con la nostra comunità e progetti con la comunità italiana e altre».
In quanti sarete a radunarvi negli spazi al piano terra di via Unione Sovietica?
«Siamo tra i 30 e i 40 come nucleo di base dell’associazione. Poi, però, dobbiamo contare che la comunità di Carpi e dei dintorni è abbastanza numerosa. Quindi abbiamo messo in preventivo che ci saranno più fedeli a radunarsi con noi».
C'è già un altro luogo di culto al primo piano del “Biscione”, perché ne avete aperto uno nuovo al piano terra?
«Spesso c’erano opinioni contrastanti con l’associazione di cui facevamo parte in precedenza, quindi abbiamo cercato di migliorare insieme, di provare a convivere con le nostre diversità. Ma è stato inutile, non siamo riusciti e allora abbiamo avuto l'esigenza di uscire, fondando questo nuovo nucleo. L’associazione alla quale appartenenvamo si chiama Imamia Welfare».
Su che cosa non andavate d’accordo?
«Non andavamo d'accordo su alcuni precetti della religione. Uno su tutti: l’educazione dei bambini. Noi ci concentreremo su questo aspetto: teniamo che i piccoli crescano ispirati ai principi dell’Islam. Un aspetto su cui non si prestava sufficiente attenzione».
E sull'Ashura, l’usanza durante la quale vi percuotete il petto?
«No, quelle usanze sono uguali per noi e loro».
Ha fatto molto discutere l’usanza di battersi il petto durante il corteo: voi cosa ne pensate?
«Fuori dal nostro luogo di culto non lo facciamo per rispettare gli altri, ma dentro facciamo quello che riteniamo più giusto».
E non ritenete che sia ugualmente una pratica violenta anche se praticata all’interno?
«Lo facciamo su di noi, se gli altri non hanno problemi a guardarci. Finchè lo facciamo su di noi non è violento.
Il nuovo centro è stato acquistato o siete in affitto?
«Lo abbiamo acquistato per 270mila euro pagati in parte attraverso un mutuo raccogliendo le offerte dei fedeli». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
