Rientrato allarme bomba a Modena, riaperto viale Berengario
Gli artificieri sono intervenuti su un congegno sospetto su un motocarro di Hera. In realtà si trattava di batterie ricaricabili collegate con dei fili. Si temeva la presenza di un ordigno alla facoltà di Economia
MODENA Sei ore di allarme bomba, un’allerta iniziata alle 10 circa e terminata verso le 16 quando gli artificieri della polizia, in neanche cinque minuti, hanno preso in mano quello strano pacchettino, lo hanno smembrato nelle sue quattro parti in cui era composto, sbattendo, staccando fili, sollevando e soppesando per poi raccogliere nuovamente il tutto in un nuovo pacchettino, per l’asporto, per la definitiva archiviazione del caso.
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IL PACCHETTO
Sei ore di apprensione per quattro batterie, per altro ricaricabili. Quattro batterie da lavoro, di quelle che si possono usare per alimentare trapani o altra attrezzatura da lavoro, delle grosse “pile” cilindriche collegate tra loro e che hanno fatto evacuare il Foro Boario sede di Economia e commercio e fatto saltare i collegamenti lungo l’asse viale Berengario-viale Fontanelli, mentre si stava svolgendo il mercato e dove come sempre all'interno dell’anello del Novi Sad vi erano centinaia di persone.
LA STORIA
Alla fine, come detto, tutto si è risolto nel migliore dei modi. Nessun ordigno, nessuna attentatore che abbia voluto colpire la nostra città proprio al cuore, ponendo una bomba in piazza Grande. Già, in piazza: perché il presunto ordigno non è stato ritrovato al Novi Sad, dove in effetti sono partite tutte le operazioni di transennamento e di allontanamento delle persone dalla cancellata d’ingresso della facoltà universitaria di Economia. È stato invece trovato, verso le 7.30, in piazza Grande da un operatore di una cooperativa sociale che lavora per Hera.
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L’ALLARME
Valter Leotta, 55 anni, ha parenti che abitano a Genova nelle vicinanze del ponte Morandi, è a Modena da decenni. Col suo telefonino mostra i filmati su Youtube che lo immortalano in alcune trasmissioni televisive dove era stato chiamato in qualità di sosia di Eros Ramazzotti e racconta: «Stavo facendo il mio servizio di pulizia in piazza Grande quando, vicino ai piloni e alle catene che presidiano l’accesso per piazza XX Settembre, ho notato quello strano pacchetto, quei cilindri collegati col filo elettrico e mi sono insospettito. Ho raccolto quella “cosa”, volevo subito consegnarla a qualcuno, poi ho finto un po’ in piazza, sono risalito sull’Ape perché dovevo lavorare nell’area del Novi Sad. Qui sapevo che avrei trovato la polizia municipale che è in servizio per il mercato del lunedì e appena ho visto un vigile gli ho fatto vedere quello che avevo trovato». Erano le 10 e da quel momento, dapprima in sordina, poi in modo via via sempre più “ufficiale”, è scattato l’allarme.
GIORNATA CONVULSA
La Municipale ha dapprima isolato, con il nastro bianco e rosso, l’Ape car dell’addetto Hera dove i cilindri misteriosi erano stati collocati nel vano, sopra ad una cassettina. Poi la presunta bomba è stata coperta da una specie di borsae la zona off limit si è andata allargando. Il nastro bianco-rosso ha sbarrato la cancellata dell’ingresso all’Università e due auto dei vigili hanno chiuso il transito all’altezza di corso Cavour da un lato e all’altezza dell’incrocio con viale Molza dall’altro. Questo perché poco prima di mezzogiorno, erano stati chiamati ad intervenire i carabinieri, che hanno disposto le zone chiuse alle auto e provveduto all’evacuazione delle persone all’interno della sede universitaria. Bar, ristoranti, tabaccherie, negozi non hanno cessato l’attività anche se l’hanno svolta in forma ridotta. Poi alle 16 arriva un’auto della polizia: all'interno due artificieri venuti da Bologna. Pochi minuti e tutto finisce.
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