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L’autore di questo grande capolavoro è l’architetto Guarino Guarini La cupola non era più visibile al pubblico dal 1990, poi l’incendio 

Cappella della Sindone riaperta dopo 28 anni Un pizzico di Modena nel restauro del secolo

STEFANO LUPPI
Cappella della Sindone riaperta dopo 28 anni Un pizzico di Modena nel restauro del secolo

la storia“Sopra una rotonda tutta di marmo nero, con archi e pilastri di belle e grandi proporzioni s’alza, leggera e fantastica come nei templi indiani, la cupola a zone esagone sovrapposte e...

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la storia

“Sopra una rotonda tutta di marmo nero, con archi e pilastri di belle e grandi proporzioni s’alza, leggera e fantastica come nei templi indiani, la cupola a zone esagone sovrapposte e alternate; pervenuta a certa altezza, la parte interna converge rapidamente, ed è tutta traforata da luci triangolari, finché lo spazio, reso angusto, è chiuso da una stella intagliata che lascia vedere a traverso i suoi vani un’altra volta su cui è dipinto il Santo Spirito in gloria”. Il testo è del 1884 e gli autori Francesco Casanova e Carlo Ratti parlano della Cappella della Sindone del Duomo di Torino che verrà riaperta dopo 28 anni di restauri il 27 settembre. L’autore di questo capolavoro barocco del ‘600 - certo paragonabile alla cupola del Brunelleschi a Firenze - è un architetto nato e cresciuto a Modena, Guarino Guarini. Si tratta di un monaco teatino che, dopo la nascita avvenuta sotto la Ghirlandina il 17 gennaio 1624, divenne uno dei principali architetti e teorici del barocco, in grado di competere con i massimi artisti del periodo come Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Proprio di quest’ultimo, che stava realizzando a metà ‘600 i capolavori romani di San’Ivo alla Sapienza e di San Carlino alle quattro fontane, l’architetto modenese “spiò” i cantieri. Ma Guarini - cui a Modena è anche intestata una via importante e una scuola - viaggiò molto e ha lasciato numerose tracce del suo operato. In particolare oltre alla cappella di Torino, sono suoi edifici San Lorenzo e il Palazzo Carignano, sempre nel capoluogo piemontese, parte del Castello Reale di Racconigi, la Santissima Annunziata di Messina (distrutta dal sisma del 1908), la chiesa di Santa Maria in Araceli a Vicenza e a quanto pare lavorò anche a Parigi, Praga e Lisbona su edifici oggi perduti. In tutto i suoi progetti, molti appunto andati distrutti, pare siano 600 ma a Modena purtroppo le sue tracce artistiche sono molto rade. C’è la quasi certezza di un suo intervento entro il 1675 presso la chiesa di San Vincenzo e poco altro forse anche perché era inviso ad Alfonso III d’Este nonostante nel frattempo fosse stato nominato giovanissimo “Preposito della Casa Teatina”. Guarini, che fu anche un importante teorico, fece la sua carriera soprattutto in Piemonte e quando, nel 1672, il duca di Modena Francesco II d’Este avrebbe voluto farlo rientrare in città l’architetto disse no e continuò a lavorare ai capolavori torinesi alla corte dei Savoia. L’appuntamento a Torino della fine di settembre, dunque, si presenta come importante anche per la cultura modenese che così vedrà celebrato ancora una volta lontano da qui un suo “figlio”. Qualche studio nella nostra città relativo a Guarini c’è stato in passato, mentre forse sarebbe l’ora di una rassegna che dimostri la grandezza dell’autore prima che altre città più accorte lo facciano. C’è qualcuno negli istituti culturali cittadini in grado di pensare a qualcosa del genere? Qualcuno ha già definito la lunga e problematica manutenzione della cappella della Sindone (ma il sacro telo, qui esposto dal 1694 al 1990, ora è in altra parte del Duomo) come “il restauro del secolo”. Forse è esagerato, ma certo siamo davanti a un capolavoro dell’architettura mondiale che rischiò seriamente di andare perduta nel tragico incendio della cattedrale torinese avvenuto l’11 aprile 1997 (era però già chiusa al pubblico dal 4 maggio 1990). Oggi rinasce e anche Modena dovrebbe, essere un po’ orgogliosa dal punto di vista culturale. —

STEFANO LUPPI

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