Modena. Muore in salotto, trovata un mese dopo Era in casa ma nessuno la cercava
L’aria condizionata ha in parte conservato il corpo. Ieri i vicini hanno sentito il forte odore. Ipotesi malore o suicidio
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MODENA. Nada Jelic è morta nel suo appartamento di via Giulio Verne. La strada intitolata al grande romanziere che ha fatto viaggiare con la fantasia intere generazioni è ironicamente chiusa, senza uscita. Ben poco di ironico c’è nella vicenda della donna 67enne, di origini macedoni. Qui, ai margini del quartiere Madonnina, dove palazzine indistinte si susseguono l’una dopo l’altra, Nada viveva sola in un appartamento al secondo piano del civico 54. È morta sola. E sola è rimasta per circa un mese, prima che qualcuno se ne accorgesse.
Qualche sospetto tra i vicini di casa si era fatto largo nei giorni scorsi. Nada non si vedeva da tempo, ma tutti avevano pensato a una vacanza al mare. Eppure la signora che abita nell’appartamento accanto, da un paio di giorni avvertiva un odore intenso, che nelle ultime ore si era fatto forte. Ieri mattina, avvicinandosi alla porta d’ingresso assieme ad un’altra condomina e avvertendo ancora quel miasma, si è concretizzato l’atroce dubbio che qualcosa di terribile fosse successo. Immediata la chiamata alla polizia, che è giunta in via Verne assieme ai vigili del fuoco. L’intervento dei pompieri, però, non si è reso necessario perché una delle due condomine, il giorno prima, aveva ritrovato le chiavi dell’appartamento dietro al portaombrelli mentre puliva le scale: «Ho pensato che fosse strano che le avesse lasciate lì, così ho suonato. Invano. Ma non pensavo certo a una tragedia del genere».
Nada Jelic era sul divano di casa deceduta da circa un mese secondo i primi accertamenti. L’aria condizionata dell’appartamento, le cui finestre erano chiuse, era accesa e ciò ha permesso che il corpo si conservasse più a lungo e spiega il motivo per cui per settimane nessuno se ne fosse accorto. Nell’appartamento non vi erano segni di violenza, ma si attendono i risultati degli accertamenti autoptici per stabilire le cause della morte. Al momento, però, l’ipotesi principale è che si sia trattato di un malore o di un suicidio, dato che in casa sono stati trovati alcuni psicofarmaci. La Squadra mobile della Questura e la Scientifica hanno effettuato i rilievi nell’appartamento e nel garage. Il box era pieno di pezzi di ricambio di automobile, molti dei quali rotti; vi erano anche una lavatrice e i più svariati oggetti. Infine, attorno alle 13, le onoranze funebri Gibellini hanno trasferito il corpo in Medicina Legale a disposizione della Procura.
Vicino a Nada è stata trovata la foto del figlio: «Ce ne aveva parlato, ci disse che era morto anni fa per problemi legati alla droga», racconta un residente.
«Viveva di espedienti - prosegue - e con noi era sempre cordiale. Si fermava per fare due chiacchiere e stare un po’ in compagnia. Oltre al figlio, aveva un compagno pure lui scomparso anni fa. Non so se avesse altri parenti». Difficile da dirsi. Per un mese nessuno l’ha cercata, nessuno si è chiesto dove fosse Nada, morta sola nel suo appartamento. —
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