Newton Serigrafica, in 40 si dimettono «Indagate la proprietà»
«Dopo oltre 30 anni, la Newton Serigrafica di Sassuolo cessa di esistere. I 40 lavoratori si sono dimessi per giusta causa, abbandonando una nave che stava colando a picco». Queste le parole dei...
«Dopo oltre 30 anni, la Newton Serigrafica di Sassuolo cessa di esistere. I 40 lavoratori si sono dimessi per giusta causa, abbandonando una nave che stava colando a picco». Queste le parole dei segretari Slc/Cgil Marco Balili e Sabrina Vaccari, che hanno spiegato la conclusione della vicenda che ha visto protagonista la ditta di via Istria specializzata in grafica digitale per ceramica e piastrelle. Facciamo un passo indietro: siamo a fine luglio quando i lavoratori della Newton decidono di iniziare uno sciopero davanti all’azienda. La ragione? La proprietà non pagava gli stipendi da 3 mesi e negava loro un confronto. I dipendenti, senza un interlocutore a cui rivolgersi e senza il pagamento delle mensilità arretrate, decidono così di fare partire un picchetto, nella speranza di riuscire a sbloccare una situazione ormai insostenibile. Le risposte, ora, sono arrivate, ma non sono quelle sperate. «Il titolare (ex?) della Newton, – continuano i sindacalisti – l’imprenditore Angelo Arlandini, ha lasciato l’azienda in una situazione drammatica: debiti per contributi non versati per quasi due milioni di euro, e con il fisco per oltre 250mila euro, situazioni che hanno prodotto il blocco dei conti correnti su disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Anziché tentare la strada della collaborazione, però, in questi ultimi mesi Arlandini ha cercato percorsi a dir poco fantasiosi (sui quali speriamo vengano fatte le dovute indagini), proponendo ai lavoratori di dimettersi e di farsi assumere in una nuova società appositamente creata, lasciando i debiti nella vecchia». Prima dell’inizio dello sciopero i sindacati avevano indetto un’assemblea alla quale, anziché presentarsi i vertici della legittima proprietà, avevano presenziato i rappresentati della Newton 1918, potenziale nuovo acquirente fino ad allora sconosciuto. Dopo diversi giorni di presidio, però, sembrava essere in procinto di tornare il sereno, in quanto la Slc/Cgil, anche grazie al supporto del Comune e della Regione, era riuscita a convocare un rappresentante dell’azienda e con lui avevano sottoscritto degli accordi che lasciavano ben sperare. «Tutto risolto? No, perché gli accordi– concludono Balili e la Vaccari – sono stati disattesi. La brutta fine di questa vicenda ci insegna una cosa: che i tanti “padroni” che cercano di eludere le regole, o di trovare scorciatoie e trucchetti, non sono imprenditori, ma solo persone con i soldi». —
ELEONORA ALBORESI
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