Gazzetta di Modena

Modena

In scena a Carpi la prima dello spettacolo che racconta il processo Teseo 

“Da grande voglio fare il mafioso”, che debutto In 300 per la traduzione teatrale del caso Serra

Daniele Montanari
“Da grande voglio fare il mafioso”, che debutto In 300 per la traduzione teatrale del caso Serra

l’evento SerraPlatea stracolma e applausi scroscianti giovedì sera al parco Pertini di Carpi per il debutto dello spettacolo teatrale ispirato al processo Teseo, quello che ha sconvolto un piccolo...

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l’evento

Serra

Platea stracolma e applausi scroscianti giovedì sera al parco Pertini di Carpi per il debutto dello spettacolo teatrale ispirato al processo Teseo, quello che ha sconvolto un piccolo paese di montagna come Serra con circostanze e metodi criminali mai visti prima, tali da sollevare l’allarme ’ndrangheta. Tutte piene le 200 sedie e tanta gente (anche una folta delegazione serramazzonese del presidio di Libera del Frignano) è rimasta in piedi ad assistere con attenzione e silenzio straordinari, per essere all’aperto.

Nell’ambito della rassegna estiva “Tutti giù nel parco” promossa dalla Consulta Cultura carpigiana (a introdurre la presidente Alessandra Guerrini), in scena è andato “Da grande voglio fare il mafioso”, scritto e diretto dalle 26enne Federica Cucco per “La Compagnia delle Lucciole” in collaborazione con il presidio di Libera di Carpi “Peppe Tizian”.

Impresa ben difficile se non impossibile, quella di tradurre dieci anni di indagini e processo e 917 pagine di sentenza in un’ora di rappresentazione semplice (scenografia minimal) ma ricca di ritmo e di ironia. E invece è riuscita in pieno, grazie alla capacità di rendere paradigmatica la vicenda di Serra e quindi universale nel suo ammonimento rivolto a pubbliche amministrazioni e cittadini.

«Una storia tanto vicina a noi quanto inquietante e pericolosa» ha sottolineato in premessa Rebecca Righi del presidio carpigiano di Libera. A permettere tutto questo, la trascinante ironia che con stile da commedia dell’arte attraversa lo spettacolo dall’inizio alla fine, trasmessa in parole, gesti e sguardi da una coppia di giovani attori (Mariangela Diana e Paolo Bruini) di grandissimo talento, che hanno dato vita a tutti i personaggi con fulminei cambi d'abito.

Tutta la storia è stata divisa in cinque capitoli. Partenza all’insegna dell'emblematico “Incontro con il calabrese nell'ufficio del sindaco”, a richiamare l’inizio dei rapporti tra Rocco Antonio Baglio e Luigi Ralenti. Poi “Gli aiutanti”, con l’accento posto sui sodali di Baglio che hanno dato vita all’escalation di minacce.

Quindi l’esilarante “A lezione dal calabrese” dove il personaggio spiega in un ufficio comunale quanto sia cosa buona pilotare gli appalti di scuole e stadio a suo favore.

Risate e applausi scroscianti anche per il capitolo “La Capra”, dove l’immagine più “iconica” della storia, la testa di capretto fatta ritrovare all’ingresso dell’ufficio di un imprenditore, viene riproposta con Diana nelle vesti della belante capra che su telo rosso sangue manifesta tutto il suo disappunto per la fine che gli vogliono far fare. E poi l’epilogo “Tutti insieme appassionatamente”, dove i personaggi si ritrovano alla luce di una sentenza che infligge 10 anni al calabrese ma che per prescrizione non tocca il sindaco.

A scandire il tutto, gli spassosi richiami tra i personaggi ogni volta che “inavvertitamente” pronunciano la parola mafia, «perché la mafia qui da noi non esiste». —

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