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Vignola. Evade dai domiciliari: «Volevo aria fresca». Ma stavolta va in carcere

Vignola. Evade dai domiciliari: «Volevo aria fresca». Ma stavolta va in carcere

I carabinieri trovano a spasso il 24enne accusato di rapina. A novembre picchiò selvaggiamente un barista per 10 euro

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VIGNOLA. Ai carabinieri aveva detto di aver bisogno di un po’ di aria fresca. Peccato che quel ragazzo di 24 anni trovato dai militari a spasso per il centro in realtà doveva essere ai domiciliari per una rapina. La “passeggiata proibita” è avvenuta il 6 agosto, ora il giudice ha deciso di indurire la misura cautelare, disponendo la custodia in carcere.

Il protagonista della vicenza è M.P., di origini fiorentine, residente in Valsamoggia, ma domiciliato a Vignola. È accusato di essere stato uno dei banditi che a novembre rapinò il bar Tazza d’Oro a Sant’Ilario, in provincia di Reggio Emilia, picchiando a sangue il titolare. Essendo ai domiciliari non avrebbe potuto abbandonare la propria abitazione, ma quel 6 agosto i carabinieri non lo hanno trovato in casa. Hanno quindi iniziato a cercarlo in giro per il paese, trovandolo attorno alle 17 mentre era a passeggio. Lo hanno arrestato per evasione. Si aggiunge così un capo d’imputazione per un ragazzo pluripregiudicato e in attesa di giudizio per la rapina.

LA RAPINA DI NOVEMBRE. Il fatto era accaduto la notte del 18 novembre scorso, quando il barista 37enne Raffaele Bertani – mentre il locale era chiuso – era stato avvicinato da una ragazza, poi rivelatasi 16enne, che in realtà era “l’esca” della banda: aveva il compito di farsi aprire il bar per consentire ai complici di mettere a segno il colpo. La minorenne aveva detto di voler bere qualcosa ed era entrata. Il titolare aveva subito chiuso la porta a chiave dall’interno, scombinando il piano. Pochi secondi dopo, sentendo bussare, Bertani aveva aperto, trovandosi di fronte due sconosciuti travisati che lo avevano gettato a terra e tramortito a suon di calci e pugni. I due erano poi fuggiti con i soldi in cassa, assieme alla minorenne che fingeva di inseguirli, raggiungendo un’altra ragazza che li attendeva su un’utilitaria in piazza IV Novembre. Alle 2.30 il barista, ridotto a una maschera di sangue, aveva allertato il 112. Raffaele Bertani aveva riportato una prognosi di 40 giorni per fratture facciali e il sospetto perforamento della trachea. È rimasto ricoverato a lungo, e la vicenda aveva sollevato estrema indignazione nel comune reggiano. I militari avevano subito iniziato le indagini e, grazie alle telecamere comunali della piazza adiacente, avevano identificato i componenti della banda: oltre a M.P., la 16enne “esca”, un ragazzo uruguaiano e la 20enne alla guida dell’auto. Il cassetto del registratore di cassa, contenente 10 euro, grazie alle prime parziali ammissioni era stato trovato abbandonato lungo la strada provinciale per Montecchio, distrutto e con all’interno pochi centesimi. I quattro giovani però erano stati denunciati per i medesimi reati e non arrestati perché mancava la flagranza di reato.

Arresto avvenuto poi a febbraio quando i militari raccolsero tutti gli elementi per accusare M.P. e l’amico uruguaiano come gli autori materiali della rapina. —
 

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