Gazzetta di Modena

Modena

Modena. Le donne discriminate anche per la pensione: ai maschi un 70% in più

Gabriele Farina
Modena. Le donne discriminate anche per la pensione: ai maschi un 70% in più

Modena. Uno studio della Cgil su 252mila casi evidenzia che con una media di poco superiore ai 9mila euro lui prende 1290 euro al mese lei si ferma soltanto a 753 

2 MINUTI DI LETTURA







Discriminate nella retribuzione, discriminate nella pensione. L’allarme giunge dal Sindacato pensionati italiani (Spi) di Modena della Cgil. La sigla ha condotto uno studio su 252.662 pensioni erogate nella nostra provincia, di cui 104.399 a uomini e 148.263 a donne. In termini percentuali, le due categorie si attestano rispettivamente al 41,3% e al 58,7%.

Lo squilibrio si ribalta per gli assegni mensili percepiti. I pensionati Inps uomini ricevono in media 1.290,72 euro contro i 753,77 medi ricevuti dalle donne. Il valore medio unisex di 979,61 euro è comunque superiore alla media nazionale (866,72 euro), ma i pensionati modenesi portano a casa mediamente il 71,2% in più delle donne. La disparità cresce al 101,8% per gli ex dipendenti pubblici, che intascano in media 1.978,28 euro mensili se maschi e 980,34 (meno della metà) se femmine. Un gap ancora maggiore di quanto accade nel resto d’Italia (100,7%), in cui gli uomini ricevono un assegno medio di 1.738,68 euro contro quello da 866,38 euro delle donne.

Le ex lavoratrici autonome ricevono in media due terzi in meno di pensione dei precedenti colleghi. Il valore medio è di 1.334,10 euro per gli uomini e 801,21 per le donne (gap al 66,5%). Le differenze diventano minori per gli ex dipendenti pubblici Inpdap, che percepiscono in media 2.150,16 euro se uomini e 1.508,56 euro se donne (dislivello al 42,5%). In media, l’unica volta in cui le donne prendono più degli uomini è quando si tratta di corrispondere la pensione di reversibilità.

Tali assegni, infatti, consentono di avere 735,54 euro mensili medi alle donne e 452,68 euro agli uomini. «Non una grande soddisfazione», commentano dal Spi modenese, lanciando l’evento “Qui si fa il futuro” di domani pomeriggio a Ponte Alto (inizio alle 17,30). La sigla sindacale ha promosso un questionario tra i pensionati modenesi per capire quali siano i problemi da evidenziare in sede di contrattazione sociale territoriale.

«Hanno sollevato tre grandi questioni – il commento di Sauro Serri, membro della segreteria provinciale – ovvero la sicurezza (e la legalità), le politiche sanitarie, le politiche sociali (e assistenziali). Domandano nuovi spazi di socialità, oltre alla repressione delle violenze; chiedono molti interventi per migliorare le visite e i tempi di attesa, propongono buone cure con minore spesa e senza medicalizzare molto». «Speriamo di riproporre con il governo attuale i punti già presentati all’esecutivo precedente – ha concluso Alfredo Sgarbi, segretario provinciale della sigla – per applicare nella sua essenza la riforma sanitaria del 1978: tutti i cittadini hanno il diritto alle cure». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google