Novi Sad, vertice in Prefettura su un parco dai due volti
Dopo l’ultima aggressione convocato il comitato provinciale per l’ordine pubblico Di sera solo la zona verso le tribune è in mano agli spacciatori. Serve più luce
Una terra di nessuno. Un luogo dimenticato, in mano a balordi, spacciatori e violenti. Un angolo di degrado ben piantato nel cuore della città. E chi più ne ha, più ne metta. È questo nell’immaginario comune il Novi Sad. Quasi come se si fosse nelle peggiori periferie metropolitane. Meglio non avvicinarsi troppo o si passano guai.
È davvero così? È così che si presenta uno dei punti di maggiore passaggio di Modena? È questo quello che vedono i turisti entrando a Modena?
Occorre fare dei distinguo. Il Novi Sad vive due vite distinte, due anime affiancate e che forse nemmeno si conoscono tanto bene. L’una sa che l’altra esiste ed è quando si incontrano che succedono i guai. Perché se da una parte pusher e balordi portano avanti le loro attività, dall’altra ci sono i cittadini che vivono il parco, pattinando, camminando e divertendosi.
Perché il Novi Sad potenzialmente è un luogo unico, che potrebbe, nel migliore stile anglosassone, essere un gioiello verde incastonato alla perfezione nel tessuto urbano. Basta prendere i venerdì e i sabato sera, quelli in cui l’affluenza in centro è maggiore. Decine e decine di persone scelgono di lasciare l’auto nel parcheggio sotterraneo e per raggiungere Pomposa e via Emilia attraversano la metà del parco che porta verso l’università. E così non è raro incontrare ragazzi in skate o sui roller, compagnie di amici seduti sul muretto (ma servirebbe più attenzione ai rifiuti), intere famiglie di origine cingalese impegnate in festosi pic nic con tantissimi bambini che giocano. Quindi la camminata dal parcheggio al centro è tutto sommato breve e piacevole. L’anima bella del parco.
E l’altra? La si trova sulla sponda opposta, dove la luce si fa meno potente, le persone più rade e frettolose e dove panchine isolate offrono riparo a chi della vita sociale di Modena poco importa. Qui c’è il potenziale pericolo. Qui anche uomini da soli camminano guardandosi con circospezione. È la struttura in sé del parco a dare questo senso di insicurezza, una sensazione che a breve distanza dal centro non dovrebbe esistere. Ed è sempre qui che chi alza il gomito, compresi ragazzi sotto i 16 anni (a proposito chi vende loro alcolici?) si sente più libero di agire fuori dalle regole.
E allora perché non porre rimedio? Perché non aumentare la possibilità che anche in questo lato sia la socialità a prendere il sopravvento?
Ben venga l’incontro di giovedì, durante il quale il prefetto Paba ha convocato Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica ma oltre alla forza della legge occorre studiare qualcosa che sradichi il problema alla radice. Perché laddove le persone creano incontri e vita, i balordi non trovano spazio. E così il Novi Sad potrebbe scrollarsi di dosso quella nomea che da anni lo accompagna e rinascere definitivamente. —
GIB
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