Modena Incognita e ansia per 900 al test per diventare medici
Folla ieri mattina davanti al centro studi del Policlinico Giovani da tutta Italia e dall’estero: «Qui per la ricerca»
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MODENA. «Diventare medici per fare la differenza». La speranza aleggiava tra le centinaia di apprendisti dottori ieri in attesa del temuto test d’ingresso. La prova è iniziata alle 11, ma qualcuno si è presentato davanti al Centro Studi del Policlinico già dalle 7 per farsi trovare pronto. Tanti i modi per ingannare l’attesa: discutere con partner o amici, ascoltare musica, tranquillizzare genitori schierati al loro fianco come per il primo giorno di scuola. Padri, madri, sorelle e fratelli hanno preso gli smartphone per immortalare il momento e fotografare la calca che s’iniziava a formare lungo il corridoio centrale di via del Pozzo. Davanti all’ingresso della prova era stato posto un cordone simile a quelli dell’aeroporto. Gli ex liceali non avevano valigie, anzi erano tenuti a portare il minimo essenziale per evitare di farsi invalidare il risultato. Qualcuno però i bagagli li ha dovuti fare davvero. Molti sono giunti da diverse regioni italiane. Libby Alon e Ron Koren sono giunti da Israele. «M’interessa molto la ricerca», ha spiegato la prima, che nella nostra città riconosce «una città tranquilla, non grande come Roma o Milano: mi piace». «La specializzazione è molto lontana, ha ribattuto il secondo. Passioni e dubbi convivono negli studenti italiani alla vigilia dell’esame. «Credo nel valore della ricerca – ha confessato Eleonora Splendi, modenese doc – e vorrei veramente fare la ricercatrice medica per scoprire qualcosa che ancora non esiste. La curiosità muove il mondo».
La reggiana Benedetta Zanichelli vorrebbe diventare neuroscienziata ed essere ammessa sarebbe per lei «l’inizio di un grande percorso». Le giovani, come molti intervistati, si sono preparati con libri e quiz. «Occorre studiare, darci dentro e buttare via un mese», ha aggiunto Andrea Lana. L’aspirante chirurgo modenese intende seguire le orme d’Ippocrate perché «è un lavoro che dà molte soddisfazioni nell’ottica di essere utili alla comunità e alla società: salvare vite è importante». «Voglio diventare medico per aiutare gli altri», ha confermato il concittadino Alessandro Ognibene, sogno nel cassetto diventare pediatra. «È un mestiere nobile e di grande valore», ha fatto eco Arianna Alboni, attratta dalla psichiatria. La giovane è di Carpi come Francesca Gavioli, affascinata dal mondo della chirurgia «e soprattutto della neurochirurgia». Anche per lei l’estate ha avuto un copione molto preciso: «Studiare, studiare, studiare, studiare». «Tanta gente soffre – ha ribadito Francesca – per cui mi piacerebbe tantissimo fare la differenza». Una linea di demarcazione vorrebbero porre gli studenti rispetto al modello dei test d’ingresso. Tra le proposte, colloqui psicoattitudinali per verificare la volontà piuttosto che le conoscenze. «Speriamo che il test sia davvero utile per selezionare i ragazzi più intenzionati e motivati a diventare buoni medici», ha concluso Fausta Lui, presidente del corso di laurea di Medicina e della commissione di ieri. —
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