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Reati fiscali, frodi e riciclaggio, 110 indagati tra Modena e Reggio Emilia

Reati fiscali, frodi e riciclaggio, 110 indagati tra Modena e Reggio Emilia

Perquisizioni e sequestri della Finanza di Reggio Emilia per 234 milioni. Tra di loro figurano anche nove persone residenti a Modena e in comuni della provincia e dieci aziende fittizie con sede in provincia di Modena

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REGGIO EMILIA. Un maxi sequestro preventivo di 234 milioni di euro come misura cautelare, 110 indagati complessivi, 24 società coinvolte e 900 milioni di euro di fatture false accertate. Sono i numeri dell'operazione 'Evasion Bluffing' condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia e Bologna, coordinata dal pm Valentina Salvi della Procura reggiana.

Associazione a delinquere, frode ed evasione fiscale, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta e numerosi reati di natura tributaria e fallimentare: questi i capi d'imputazione, a vario titolo, contestati agli indagati.

Tra di loro figurano anche nove persone residenti a Modena e in comuni della provincia e dieci aziende fittizie con sede in provincia di Modena

Le Fiamme Gialle hanno individuato in Maurizio Foroni, imprenditore reggiano di 49 anni già noto alle cronache giudiziarie tra Modena e Reggio Emilia per il fallimento della sua società New Line, il 'reggentè un sistema che comprendeva prestanome, ma anche professionisti tra esperti contabili e commercialisti di Modena, Reggio Emilia e Pesaro Urbino ritenuti conniventi al presunto sodalizio criminale, tutti finiti nei guai nel registro del pm.

L'escamotage per le frodi prevedeva l'utilizzo di società 'fantasmà nel centro-nord Italia e false fatturazioni nelle transazioni economiche tra soggetti comunque controllati dall'organizzazione. Inoltre rilevavano società in crisi alle quali veniva offerto un aiuto per evitare il fallimento. In cambio, queste ditte venivano utilizzate per intestare alle stesse false fatture emesse dalle cosiddette società 'cartierè. In questo modo si potevano ottenere, a seconda dei casi, o crediti di imposta fittizi, per la compensazione con altri debiti reali (tributari, previdenziali o assistenziali) oppure, tramite il meccanismo delle 'frodi carosellò, venivano acquistati beni senza pagare l'Iva, poi immessi sul mercato a prezzi concorrenziali.

Terminato il loro 'ciclo vitale' solitamente della durata di qualche anno, le aziende al centro delle false fatture venivano infine intestate a prestanome o nullatenenti e trasferite di sede in Paesi esteri, specie in Inghilterra e Portogallo, per renderne più complessa l'individuazione in caso di controlli. A far 'saltare il bancò è stato il titolare di una delle aziende in crisi, che non volendo più prestare il fianco alle attività illecite, ha denunciato tutto alla Guardia di Finanza che nel 2011 ha avviato le indagini.

All'alba sono scattate le perquisizioni dopo che il Gip del tribunale di Reggio Emilia, Luca Ramponi, ha disposto il sequestro preventivo per equivalente di beni per 15 dei 110 indagati, tra cui Foroni. Questi, seppur mai direttamente esposto nelle società e nel giro d'affari provato, è stato incastrato da intercettazioni telefoniche. In uno dei blitz delle Fiamme Gialle sono stati trovati libretti e faldoni che suddividevano l'età e il genere delle aziende (dal settore dell'edilizia, fino a quello della plastica, del ferro e all'abbigliamento), a dimostrazione di quanto fosse ormai capillare, complesso e organizzato il sistema criminale.

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