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L’APPELLO DI FIEPET 

«Buoni pasto non pagati: ora intervenga il governo»

«Buoni pasto non pagati: ora intervenga il governo»

Sarebbe facilmente immaginabile il destino di un qualsiasi esercizio pubblico - bar, ristorante, mensa - al quale non fossero stati saldati oltre 7mila pasti erogati: inevitabile la chiusura....

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Sarebbe facilmente immaginabile il destino di un qualsiasi esercizio pubblico - bar, ristorante, mensa - al quale non fossero stati saldati oltre 7mila pasti erogati: inevitabile la chiusura.

«Destino che rischia di farsi purtroppo concreto, e in breve tempo se non si trova soluzione, per la mensa self-service di via Nicolò dell’Abate, in città, nei pressi della stazione ferroviaria - denuncia Fiepet-Confesercenti Modena - rimasta invischiata nei mancati rimborsi dei buoni pasto, dovuti alla crisi che ha travolto la società emettitrice genovese “QUI! Group”. Crisi che si profila in termini di perdite ingenti, si parla di decine di migliaia di euro, anche per altri piccoli esercizi del territorio modenese». La grave crisi del marchio “QUI! Ticket” risale al 2017, da quando cioè la società ha iniziato prima a ritardare i pagamenti e poi, negli ultimi mesi, a non saldare le fatture emesse dagli esercenti che ritiravano i ticket. Del caso si era occupata a gennaio la Consip, la centrale pubblica degli acquisti, per i gravi inadempimenti contrattuali. Ma nonostante le rassicurazioni e gli impegni assunti, anche dalla società, nulla è cambiato.

Vittorio Coen di Fiepet Modena segnala per l’esercizio di via Nicolò dell’Abate crediti per 55mila euro, oltre il 40% del fatturato complessivo aziendale, con il rischio della perdita del posto di lavoro per i sei dipendenti e la chiusura dietro l’angolo.

«La situazione in generale dei buoni pasti - dice Vittorio Coen - è ormai al limite della tollerabilità; per questo chiediamo alle autorità pubbliche, forze politiche e parlamentari modenesi, ma anche al competente Ministero delle Attività Economiche, interventi specifici e concreti perché non finisca penalizzato l’ultimo anello della catena, cioè gli esercenti. Nel caso di “QUI! Group” chiediamo al Governo di trovare con urgenza una soluzione, aprendo un tavolo di crisi che salvaguardi i crediti vantati dai pubblici esercizi».—



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