In pellegrinaggio a Santiago «Faticando si scopre la vita»
Don Carlo Menozzi ha accompagnato 27 giovani nel cammino di 200 chilometri La gioia dei ragazzi: «Esperienza gratificante, ti insegna a superare le difficoltà»
Una esperienza formativa individuale e di gruppo quella di 27 giovani dell’unità pastorale del centro. Con loro il coordinatore, don Carlo Menozzi.
«L’esperienza è durata due lunghe settimane – ha raccontato il sacerdote - di cui 10 giorni fino a Santiago con 27 ragazzi della nostra unità pastorale, tutti ragazzi che avevano finito le superiori, quindi ragazzi universitari o giovani lavoratori. È stato un bel cammino che ha visto due tappe, la prima la cattedrale di Santiago, sulla tomba dell’apostolo Giacomo; la seconda a Roma, dove siamo andati in aereo, per la grande festa con Papa Francesco, in vista del sinodo di ottobre che la chiesa vuole fare sui giovani. Un’esperienza faticosa ma proprio nella fatica è stato molto bello vedersi più uniti, più amici, più insieme, più capaci di collaborare, di essere attenti gli uni agli altri. Questo ha rafforzato molto anche i legami tra chi già si conosceva ma anche tra chi non aveva un grande rapporto d’amicizia prima. Una cosa che io ho tenuto molto di dire ai ragazzi, fin dall’inizio, è stato: noi camminiamo, ci facciamo pellegrini, per imparare qualcosa della vita, perché comunque nella vita arrivano le avversità. Il cammino ci ha permesso di imparare ad affrontare le avversità e la prima cosa che è venuta fuori è stato il fatto che le difficoltà nella vita ci sono, si possono superare e sicuramente avere degli amici, qualcuno al fianco, è più facile».
Quale giudizio sul gruppo dopo questa esperienza?
«Il giudizio è molto positivo anche per me, perché camminare con loro, farmi pellegrino con loro mi ha arricchito. Anche tra di loro ho visto nascere una bella amicizia e soprattutto il saper andare anche un po’ più in profondità, in loro stessi e anche nei legami tra di loro. Alcuni di essi, dopo Roma, hanno fatto anche “la via Francigena”, tanti altri chilometri ed altrettanta soddisfazione».
«In primis la soddisfazione per aver completato il pellegrinaggio - ha detto Marco Casini, uno dei giovani - perché è stata molto più dura di quello che avrei pensato e poi anche il divertimento. È stato un cammino di scherzi e di risate. Poi quando si arriva a Santiago fa un certo effetto perché mi sono detto: ho camminato per più di 200 chilometri. È stata una bella esperienza. Roma mi è piaciuto un po’ meno: bello quando ha parlato il Papa però è stato molto faticoso perché non abbiamo dormito di notte, venivamo da Santiago e dopo il volo eravamo tutti abbastanza stanchi. In piazza San Pietro abbiamo un po’ “penato”. Però è stato bello anche li». Anche Elena Ferrari stanca ma felice alla fine del cammino di Santiago e della Francigena. «Ho percorso 340 chilometri in totale – dice - ed è stato molto bello vedere proprio la gente camminare e fare fatica tutti insieme. È una cosa che non succede tutti i giorni. Abbiamo imparato a vivere meglio anche le nostre vite perché molte volte si dice che il cammino è un simbolo, un sinonimo della vita, quindi si fa fatica, ci sono le salite e le discese, però si riesce comunque ad andare avanti e ad arrivare alla meta. La ritengo una cosa molto soddisfacente. Sicuramente qui ci sono molte più comodità – conclude - però mi è comunque piaciuto e mi ha fatto molto riflettere. Questo cammino mi ha dato molte certezze ma mi ha suscitato anche molti dubbi. È stato bello e sicuramente è un’esperienza che mi piacerebbe rifare, continuare a camminare». —
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