Il titolare del Bamboo non ci sta «La chiusura è una sconfitta»
Affisso un duro volantino davanti al bar al centro del Novi Sad fermo per 7 giorni: «Siamo onesti, perché ci condannano? È una decisione politica delle istituzioni»
«La chiusura (anche temporanea) di un locale come il nostro è una sconfitta per ogni nostro collega e concorrente che si trova ad affrontare ogni giorno i nostri stessi problemi. Ma è altresì una sconfitta per ogni lavoratore indipendente che tenta di fare il suo lavoro, in modo onesto e corretto. Perché per questa condanna, non vi sono motivazioni riconducibili a mancanze, inadempienze, o violazioni». Con queste amare parole contenute nel volantino affisso in più copie all’ingresso del suo locale chiuso per ordine del Questore, il titolare del bar Bamboo rende noto ai frequentatori e ai modenesi in genere il suo totale dissenso dalla decisione di sospendere l’attività per sette giorni decisa dopo il pestaggio di un 14enne ad opera di due 17enni ora indagati.
La vicenda è ormai nota ma le conseguenze della decisione della Questura sono diventate chiare solo ora. Ieri il parco Novi Sad - il grande “attenzionato” delle forze dell’ordine in lotta contro lo spaccio, le risse e il degrado - era deserto come lo era il suo presidio al centro, quel bar che tanti - compreso lo studente di Ingegneria la cui lettera pubblichiamo nell’articolo accanto - riconoscono come un presidio contro la paura e l’insicurezza. Ieri in quello spazio vuoto con le saracinesche abbassate c’erano solo una studentessa che ripassava su un tavolino e qualche passante che si fermava a leggere il volantino affisso «con infinita delusione» dal titolare. Il senso del proclama non lascia dubbi. L’aggressione del ragazzino era imprevedibile, l’intervento del personale è stato immediato dopo il pestaggio, la prefettura ha adottato una rappresaglia, la gestione si è comportata in modo corretto e ora paga duramente per colpe tutte da dimostrare.
Ma vediamo da vicino il volantino: «Il nostro appello, non vuole giustificare un gesto che comunque rimane da condannare, ma intende esprimere il nostro totale disappunto verso quegli organi che in Italia, nel 2018, antepongono la politica a qualsiasi altra alternativa». A questa cattiva politica delle istituzioni, secondo i gestori si aggiunge una cattiva informazione, più attenta ai clic e ai like che a una ricostruzione veritiera dell’accaduto. «Siamo amareggiati, perché a nostro umile parere, i problemi sono altri. Soprattutto se si guarda al parco in cui “viviamo”. Ma siamo anche impazienti. Impazienti di vedere se questo precedente cambierà le cose. Impazienti di applaudire quei dipendenti di locali che diventeranno abili veggenti in grado di sedare una lite prima che si verifichi».
Intanto il padre del 14enne pestato nel locale - venti giorni di prognosi - annuncia che sta organizzando un comitato dei genitori di ragazzi vittime di pestaggi simili. «Non deve più accadere che un ragazzo così giovane venga picchiato e poi lasciato andare via in quelle condizioni», ha detto. —
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