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Modena, Gesù Redentore: i 10 anni della chiesa “rivoluzionaria”

BEPPE MANNI
Modena, Gesù Redentore: i 10 anni della chiesa “rivoluzionaria”

La sua struttura architettonica ha cambiato il modo di intendere il luogo di culto Don Fabio: «Occasione per riscoprire il nostro ruolo e la nostra missione in città»

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MODENA. La parrocchia del Redentore al Villaggio Giardino festeggia i dieci anni dell’inaugurazione della chiesa. “La nostra chiesa compie 10 anni” è il titolo della Sagra, in corso in questo fine settimana. La grande struttura progettata dall’architetto Mauro Galantino voluta dal vescovo Benito Cocchi e dal parroco don Marco Pongiluppi fu consacrata il 4 maggio del 2008.

La ‘Chiesa’ del Redentore ha una struttura nuova e può suscitare qualche perplessità. Ma ricordiamo che le chiese nei secoli hanno sempre riposto alla spiritualità del tempo.

Le chiese parrocchiali costruite dopo il Concilio tolgono altari laterali e statue e proiettano l’attenzione sulla mensa eucaristica rivolta ai fedeli. Oggi in una città come Modena, laica e disincantata, aveva forse bisogno di altri segni facilmente leggibili. L’ampio sagrato della Chiesa del Villaggo è uno spazio di incontro offerto alla comunità e alla città. Nell’aula risalta immediatamente la centralità dell’altare. Di fronte, il grande ‘ambone’ indica l’importanza della “Parola di Dio". Poi il Fonte Battesimale con acqua corrente e il Giardino degli ulivi. Vicino alla chiesa, le aule e le sale della catechesi. E poi la Casa della Carità. Il servizio volontario per i cittadini più deboli, è un segno trasparente e comprensibile per l’uomo di oggi. Gesù redentore rappresenta l’evoluzione degli edifici del culto cattolico a Modena.

Dopo la guerra con la nascita delle seconde periferie i vescovi costruirono nuove chiese: San Pio X, La Pellegrina, Santa Rita, La BVA, Santa Teresa, San Lazzaro, San Giovanni… San Faustino e La Madonnina; proprio dalle loro costole nacque la chiesetta del Villaggio Artigiano in via Emilio Po nel 1965. Era dedicata a San Giuseppe Artigiano perché piantata in mezzo al nuovo villaggio operaio voluto dal sindaco Corassori. Il primo parroco fu don Armando Covili. Nel 1969 dopo un‘interregno di don Antonio Mantovani la parrocchia fu affidata da Mons. Amici ad una comunità di due preti e un laico: don Beppe Manni, don Gianni Ferrari e Franco Richeldi. Nel 1976 uscirono per fondare la comunità di Base del villaggio Artigiano. I parroci che seguirono furono don Nino Ansaloni, don Maurizio Setti, don Gaetano Popoli. La parrocchia era molto grande: confinava con San Faustino, la BVA, Cognento e Santa Rita. Crescevano le abitazioni: nel Villaggio Zeta e nel Villaggio Giardino. Furono create altre due Parrocchie San Paolo, e la Beata Vergine Immacolata, in via Cannizzaro che ebbe tre parroci don Santino Boncompagni, don Luciano Benassi e infine don Marco Pongiluppi. Negli anni 90 si cominciò a pensare all’unificazione del Villaggio Giardino e Artigiano. La fusione non fu indolore. Alla fine per volere del Vescovo nacque la nuova Parrocchia di Gesù Redentore nel 2001. Era parroco don Marco Pongiluppi. Dal 2016 anni regge la parrocchia don Fabio Bellentani.

«Il decennale della chiesa - commenta don Fabio - è un momento prezioso per fare memoria della nostra storia e delle persone che sono il cuore della comunità e per riscoprire il ruolo e la missione della chiesa oggi a Modena. La nostra comunità vive all’insegna della corresponsabilità non solo per la gestione delle strutture parrocchiali, ma della vita della comunità, nell’evangelizzazione, nella liturgia nella solidarietà. L’attenzione e il servizio alle persone che vivono nel territorio sono possibili perché laici e laiche se ne prendono cura con passione e intelligenza. Credo che questa sia la cifra più evidente per leggere la parrocchia, e anche il nodo su cui continuare a lavorare e a crescere nel rispetto vicendevole e nella cordialità». —


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