Il cantiere del sisma svela i segreti dell’abbazia Trovati l’originaria pieve, pietre e colori antichi
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Ora l’abbazia, uno dei simboli storici della provincia è lì, di nuovo riaperta, bella come prima, anzi forse ancora di più visto che la con-cattedrale modenese ancor prima del terremoto era pur sempre una malata grave. Le scosse del 29 maggio 2012 causarono danni ancor più ingenti e perciò sono stati necessari anni di lavori e 1,7 milioni di euro pubblici e privati per arrivare alla situazione attuale.
Domenica, il pubblico, i fedeli e i cittadini potranno ammirare il lavoro eseguito, quando una serie di eventi - a partire dalla santa messa officiata alle 17 dal vescovo Erio Castellucci - celebrerà la riapertura dopo oltre sei anni di uno dei monumenti più importanti del nord Italia. Se il significato artistico dell’antica chiesa edificata da Anselmo nel 753 è noto anche il significato religioso è importantissimo come tempo fa ha spiegato lo stesso Castellucci: «Le pietre dell’Abbazia di Nonantola sono tessere di un mosaico, antico dodici secoli e mezzo che compone lacrime e gioie, speranze e delusioni, preghiere e sofferenze, attese e traguardi. Sono pietre che parlano di uomini e donne del popolo e della nobiltà, poveri e ricchi, santi e peccatori; sono testimonianza di culture e società succedutesi nelle diverse epoche storiche; danno voce all’intimo dei cuori di schiere di pellegrini viandanti».
A confermare l’eccezionalità dell’evento arriva anche l’anno giubilare straordinario: domenica il vescovo aprirà la porta Santa che sarà chiusa solo nel dicembre 2019 permettendo così di ottenere l’indulgenza plenaria.
Ieri alla presentazione per la stampa hanno parlato i due direttori dei lavori, l’ingegner Augusto Gambuzzi e l’architetto Vincenzo Vandelli ,insieme al sindaco Federica Nannetti e al parroco don Alberto Zironi. «È un momento importante - ha detto quest’ultimo - vista la lunga attesa di oltre sei anni e i due anni di cantiere. Abbiamo eseguito moltissimi lavori, collaborando in sinergia tra le istituzioni».
«Il ritorno dell’abbazia - ha aggiunto il sindaco - ci fa ripensare al valore della nostra storia e al valore simbolico rappresentato da questo luogo meraviglioso. Hanno contribuito anche i cittadini con 250mila euro tramite gli sms».
I lavori - eseguiti dalla ditta Candini Arte che ha già restaurato il Duomo di Modena, mentre Domenico Biondi si è occupato della illuminazione - hanno anche permesso di scoprire numerose novità utili alla storia dell’arte. Anzitutto Vandelli e Gambuzzi hanno individuato dove sarebbe stata collocata l’originaria pieve che precede l’edificio attuale: la piccola struttura sarebbe da riconoscersi dove ora ci sono gli scalini d’ingresso dell’abbazia.
Novità anche durante i lavori: alcune pietre lungo le pareti sono di origine romana, probabilmente provenendo da un antichissimo edificio. Un’altra bella novità riguarda il colore: varie parti sarebbero state colorate, all’interno nella zona dell’abisde, lungo le pareti e sui capitelli del XV secolo. —
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