«È un omicidio»: è ancora senza nome il cadavere trovato carbonizzato nell’erba
Il procuratore Musti: «Crimine aggravato dalla crudeltà». La morte sarebbe avvenuta nello spiazzo una decina di giorni fa
Tutti in campo per scoprire chi è la donna trovata carbonizzata nello spiazzo utilizzato da prostitute e scambisti a San Donnino e come è stata uccisa e sottoposta a un trattamento così orribile. È questa infatti l’ipotesi ora portata avanti dal pm Claudia Natalini: l’accusa contro ignoti è di omicidio aggravato da crudeltà e sevizie oltre che da futili motivi e anche per la distruzione del cadavere, un altro reato iscritto nel fascicolo aperto. Lo ha confermato ieri mattina il procuratore Lucia Musti specificando però che si sa ancora molto poco della vittima dall’analisi dei resti.
L’ipotesi omicidio scaturisce dalle circostanze del ritrovamento di quel che resta del corpo femminile scheletrificato: un corpo decomposto e carbonizzato adagiato tra il fogliame basso in fondo allo spiazzo vicino all’argine del Panaro a due passi dai laghetti da pesca Vivinatura, un parcheggio usato per scambi e commerci sessuali di ogni genere e che, sul fondo, è una “riserva” per vagabondi e tossicomani. Proprio lì tra i segni dei bivacchi, vicino a una macchia scura sul terreno, lunedì sera intorno alle 18.30 è stato trovato il corpo dai carabinieri su segnalazione di un ciclista. Chiarito che il corpo era stato bruciato, si può escludere il suicidio e quasi certamente un incidente o una causa accidentale. Resta il gesto terrorizzante di qualcuno che ha ucciso la donna, l’ha bruciata e poi ha lasciato i resti in quel punto lanciando un macabro segnale alle prostitute.
Il procuratore ha anche corretto il tiro su notizie inesatte. Non è una donna trentenne. È più giovane, anche se non è una adolescente. «E in ogni caso non sappiamo l’età né abbiamo per ora elementi per indicarla», ha aggiunto.
Quanto alla morte, questa risale secondo calcoli attendibili della Medicina legale, ai giorni 1 o al 2 settembre. Non si sa se è stata uccisa o bruciata altrove, anche se probabile, oppure sul posto presso la chiazza scura vicino al fogliame dove i resti sono stati trovati. Il fatto è che ad oggi l’indagine si basa solo su quei resti e nient’altro. Intorno, i militari della Scientifica dei carabinieri di Modena non hanno trovato nulla di significativo, nonostante alcune battute intensive in tutta la zona.
Per questo sarà necessario moltiplicare ogni sforzo analitico usando ogni strumento possibile. E per questo la Procura ha affidato le analisi di laboratorio ai Ris di Parma. Subito la priorità andrà alla Medicina legale alla quale i resti sono stati affidati già lunedì sera. Gli esperti di via del Pozzo hanno già fatto la Tac sul corpo carbonizzato in cerca di elementi che portino all’identificazione. Pare che a un primo sguardo non ci siano segni di violenza, ma è presto. Sarà infatti l’autopsia - il conferimento degli incarichi è previsto per domani - a permettere di avviare indagini più in dettaglio su questo aspetto. Importantissimi saranno i capelli che, come noto, al medico legale rivelano il Dna e aspetti tossicologici (uso di alcol e droghe). E di capelli di questa povera donna ne sono stati trovati attaccati al cranio.
Il Dna si potrà poi recuperare, come noto, anche attraverso sofisticate tecniche medico legali dalle ossa bruciate. In questo modo si avrà un termine di paragone per futuri confronti. Nel frattempo i carabinieri stanno preparando una lista di donne scomparse compatibili coi tempi e i pochi dati noti di questo supposto omicidio. Importanti saranno i contatti con il mondo della prostituzione femminile e maschile che in quello spiazzo trova un suo luogo di frequentazione assidua. Nonostante le difficoltà e l’assenza di elementi contestuali esterni ai resti, l’ottimismo resta alto: si spera di arrivare a dare un volto e un nome alla donna. —
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