Gazzetta di Modena

Modena

PALAZZINA GIARDINI 

Il giovane canadese Rafman antropologo del mondo virtuale

Michele Fuoco

Le installazioni video  dell’artista fanno  riflettere sulle nuove tecnologie troppo intelligenti che vanno  oltre la comprensione umana

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Porta a riflettere sulle nuove tecnologie e sulla loro influenza e condizionamenti sulla società la mostra “Il viaggiatore mentale” di Jon Rafman, da domani (alle 18) alla Palazzina dei Giardini. Certo, si resta un po’ frastornati dal bombardamento di immagini delle installazioni multimediali, presentate in Italia per la prima volta, ma la rassegna del giovane artista canadese affronta problemi sulle tecniche di realizzazione, spesso sofisticate, che “consentono un viaggio – sostiene la curatrice Diana Baldon - in un mondo virtuale, estrapolato da vari contesti, situazioni anche di scarti culturali. Nessun intento celebrativo. All’artista interessa concentrare l’attenzione sulle conseguenze della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Come “flaneur” digitale, Rafman assume i panni dell’antropologo, constatando che non esiste più distinzione tra mondo reale e quello virtuale, tra corpi in carne e le repliche tecnologiche”. Una indagine che l’artista conduce anche con supporti differenti, dalla fotografia al video, accompagnati dalla scultura all’installazione. Le immagini sono state selezionate da internet, videogame, forum di chat online. Per il visitatore non ci sono pause. In ognuna delle cinque sale i video, accompagnati da una voce fuori campo, si offrono con rappresentazioni pirotecniche.

Come uno spettacolare universo virtuale e tridimensionale si pone l’installazione “Koo-Aid Man in Second Life” che documenta la libertà di espressione delle community online, con un personaggio da fumetto che si aggira per esplorare la varietà di ambienti virtuali. Vi si accede attraverso una soglia di cartone, per poi esserne fisicamente coinvolto nelle scene. “Still Life” (Betamale) popone un viaggio nel mondo delle sottoculture di internet. E’ incentrato sulle avventure di due protagoniste il video a colori “Dream Journal” (Diario onirico) impegnate in uno stimolante viaggio, in incontri con personaggi spaventosi ma seducenti. Nel video “Poor Magic” (Una magia scadente), installato in un ambiente che ricorda un cinema di provincia, si scoprono figure che incappano in ostacoli e sbattono contro i muri. Ci si interroga sui rischi legati ai software troppo intelligenti che vanno oltre la comprensione umana. Nella sala d’ingresso l’opera “Legendary Reality” (2017) per un viaggioin un paesaggio fantascientifico; e i video “A man Digging” sulla natura della memoria umana, intesa come strumento per portare alla luce le esperienze del nostro inconscio, e “Remember Carthage” che è una sorta di labirinto di sequenze cinematografiche. Soddisfatto l’artista che per lo spazio che accoglie il suo lavoro. Parla della non consapevolezza del potere delle tecnologie e sostiene che questi video sostengono una perdita identitaria dei valori umani. —





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