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Modena. In milletrecento al test sognando un futuro nel mondo della Sanità

GABRIELE FARINA
Modena. In milletrecento al test sognando un futuro nel mondo della Sanità

Da infermiere a ostetrico, da fisioterapista a radiologo Via alla selezione per l’ammissione ai 12 corsi dell’Ateneo

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MODENA . I sacrifici estivi sono alle spalle, è scattata l’ora del test. Al Policlinico 1.311 studenti si sono riversati ieri per affrontare la selezione d’ingresso di Professioni Sanitarie. Meno di un partecipante su tre accederà a uno dei 494 posti disponibili nei 12 corsi universitari attivati tra Modena e Reggio . Corsi che aprono le porte al mondo della sanità in vari settori: Dietistica, Fisioterapia, Infermieristica Modena, Infermieristica Reggio, Logopedia, Ostetricia, Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, Tecniche di Laboratorio Biomedico, Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare, Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia, Igiene Dentale e Terapia Occupazionale.

I concorrenti lo sanno bene e hanno dedicato mediamente una parte importante della loro vacanza in preparazione della prova. La convocazione era stabilita per le 8,30 di ieri e i partecipanti si sono ritrovati ancora prima, affollando l’accesso al Centro Servizi e creando qualche malumore a medici e familiari in visita all’ospedale. Diversi i modi per resistere alla pressione: cuffie per ascoltare musica, chiacchiere con amici o partner, saluti ai genitori che li hanno accompagnati. Varie le storie e le origini, comune il desiderio di fare bene in una prova che per molti di loro ha caratterizzato il primo assaggio del mondo universitario. «Ci si prepara con un libro di test e tanta buona volontà», la ricetta di Sara Siena.

Per realizzare il suo sogno, la medollese dovrà accedere a uno dei venti posti previsti nel corso reggiano di Tecniche di riabilitazione psichiatrica. Sono 266 i posti accessibili ai candidati italiani per Infermieristica, con la cui prova s’è cimentata Gloria Paganelli.

«Un po’ di stacco d’estate, poi ho fatto qualche sacrificio – il commento della mirandolese – per entrare nell’università che mi piace. Speravo di entrare a Medicina, ora spero nel piano B». I candidati non giungono soltanto dalla Bassa. «Ho fatto le corse per arrivare in tempo», ha garantito il sassolese Filippo Righi, aspirante radiologo. Il corso prevede 15 posti per italiani. «Bisogna studiare, poi andrà come deve – ha ripreso il giovane – non ho rinunciato al mare, ma ho studiato».

Sacrificio e impegno sono parole chiave di molti aspiranti professionisti sanitari. «Ho studiato tanto perché bisogna impegnarsi molto – ha fatto eco il reggiano Filippo Gangemi, in competizione per uno dei 33 posti riservati a italiani per Fisioterapia – e sacrificare le vacanze. Nei test aggiungerei più domande di logica rispetto a quelle di chimica, matematica e fisica, che mi hanno detto non servire molto. I test in generale sono comunque fatti bene». Identità di vedute sul punto con Fabio Marchionni, che per entrare a Dietistica dovrà aggiudicarsi uno dei 12 posti riservati agli italiani.

«Una persona uscita dal liceo classico o dal tecnico non conosce bene per forza la chimica e la biologia – ha spiegato il fioranese – per cui secondo me non sono necessarie per entrare. Sono materie che si possono imparare poi all’università». La preparazione del giovane, è stata la stessa di molti candidati: «Studio di tutte le materie, molti test, moltissima simulazione». L’idea di dover rispondere a 60 quesiti a risposta multipla in 100 minuti non era gradita a tutti. «Il test andrebbe cambiato – il giudizio di Federico Bergonzoni, anch'egli fioranese, impegnato nella caccia a uno degli 11 posti “italiani” per Tecniche di laboratorio biomedico – perché le crocette potrebbero non rispecchiare quello che i candidati sanno davvero». —




 

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