Modena, Carpi e Sassuolo. Il fascino delle idee non tramonta e tanti giovani riempiono le piazze
Sotto al sole, insieme con i pensatori, alla ricerca della verità. Le star del giorno e il menù di Gregory
In un mondo in cui la verità rimbalza dalle stelle di cartapesta (l’illusione del fact checking) alle stalle dove le bufale (fake news) sono il pasto d’eccellenza, riuscirà un Festival della filosofia ormai maggiorenne a distinguere il vero dal falso? Non siamo in grado di rispondere.
“Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni”. Così Sir Winston Churchill avrebbe tagliato la testa al toro. Ma qualche punto fermo, dunque vero almeno sino a prova contraria, resterà inciso per i posteri.
Punto uno. Siamo a metà settembre, ma si suda come ad agosto. Le piazze, punteggiate di ombrelli coloratissimi, sembrano solarium di cospicue dimensioni. A ‘sto giro la minaccia di pioggia è però fuori questione, piuttosto il rischio è l’insolazione. Post scriptum: la smentita di siffatta verità giungerà a spron battuto in groppa al temporale delle 19.30.
Punto due. Agguantare una qualsiasi sedia all’ombra – si fa per dire - della Ghirlandina è battaglia persa sin dal primo mattino. Ore 10. Enrico Berti, professore emerito al soldo dell’ateneo padovano, non è tra i soliti noti. Eppure le tante persone spalmate sulle transenne testimoniano l’afflato sempreverde della Metafisica di Aristotele.
Punto tre. Le superstar preservano lo status quo. Segnano il tutto esaurito. Ovunque si trovino.
Massimo Recalcati a Sassuolo con il suo tragico Edipo, figlio maledetto in ostaggio di un destino inesorabile. L’immarcescibile Remo Bodei attaccato come una cozza al suo scoglio. Ossia, da tradizione, mattatore in Piazza Grande (lo ritroviamo oggi a Carpi con il coraggio della verità). “Arcana imperii, misteri del potere”. Che conviene non svelare. È lo stesso Bodei a rammentare il credo di San Paolo: «Ogni autorità viene da Dio, indagare troppo è peccato».
Punto quattro. Va bene, basta con i numeri. «L’uomo oggi è un feticista delle cifre – è il facile canestro di Recalcati - Ma si può misurare la verità?». Ecco l’ennesima domanda della giornata vagare nell’etere orfana di risposta. La verità pare non contemplare responso definitivo.
«Quanto costa il menù? Sarà cibo filosofico ma…35 euro a cabeza! Andiamo al giappo. Con 13 euro mangiamo tutto quello che ci pare». Somme verità. Ossia il nome di battesimo di uno dei numerosi menù filosofici firmati Gregory: bomba di riso con piccioni, stracotto di asinella, involtini di verza, tortino di patate, bensone. Ma anche un dato di fatto. Da che mondo è mondo, l’etnico consumato al risparmio è religione attuale. Soprattutto per quanto riguarda i giovani. Che di questi tre giorni dedicati al pensiero rappresentano l’insostituibile valore aggiunto cui, per fortuna, non ci abitueremo mai. Studenti in gita di studio accampati nell’atrio del Palazzo dei Musei al seguito di Fahrenheit, diretta live di Radio 3. Oppure ragazzi di “buona volontà” che indossano la t-shirt gialla con stampato in rosso staff.
Giovani, tanti. E se è vero che, sebbene striminzita, anche la piccola fiera del libro filosofico resta una certezza (e soprattutto una legittimazione per chi, al pari di Maurizio Ferraris, autore del libro-chicca “Intorno agli unicorni”, osi pensare allo Zarathustra nietzschiano come ad un’immensa supercazzola) è altrettanto vero che pure i bambini possono sempre contare su una stanza, metaforica, tutta per loro. In primis all’orto botanico dove le piante si credono sassi e mimetizzarsi con gli insetti è un gioco bellissimo.
“In verità vi dico…” vorremmo sentirci dire per vivere sereni. Ma il filosofo non è Gesù e non tiene sulla punta della lingua l’assoluto trasparente.
Però, malgrado sia francese, rivendica il piacere di parlare in italiano con cognizione di causa. Succede a metà pomeriggio in una Piazza Grande un po’ stanca. Ora sì, ci sono diversi posti liberi. Il francese è il cognitivista Dan Sperber, new entry che rincara la dose: “Come è possibile tollerare che altre persone abbiano credenze per noi irrazionali?”.
Da un altrove vicino gli fa eco l’ANT: “Possiamo ingannare il dolore?”. Nel laboratorio “allestito” dall’associazione in via Università pare che, grazie alla realtà virtuale, qualcuno ci stia riuscendo. —
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