Gazzetta di Modena

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Festival Filosofia 2018

Zagrebelsky: «Il dubbio, un fattore positivo della società Utile alla democrazia»

Francesca Testi
Zagrebelsky: «Il dubbio, un fattore positivo della società Utile alla democrazia»

Per il giurista l’esistenza di un senso critico è un elemento  fondamentale per la convivenza e lo sviluppo di un popolo

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Sulle tracce di Socrate e Platone, per i quali la verità si trova solo nell’iperuranio, Gustavo Zagrebelsky, ha mostrato l’importanza della sua ricerca al fine di costruire una democrazia critica. Alla platea di FestivalFilosofia ha dedicato una lectio sul dubbio come virtù democratica, come strumento essenziale di realizzazione democratica. Quanto ai suoi memorabili interventi nel dibattito pubblico ha divertito la platea ironizzando «Da qualche tempo taccio. Taccio perché le cose che vengono dette o sono ignorate, o sono il pretesto per dileggiare, soprattutto sui social quindi meglio il silenzio».

Già allievo di Norberto Bobbio, Zagrebelsky è uno dei più noti esperti di Diritto Costituzionale del Paese, dal 1995 al 2004 ha rivestito la carica di giudice costituzionale e successivamente quella di Presidente emerito della Corte Costituzionale. Accanto a questo impegno da sempre sposa quello dell’insegnamento di diritto costituzionale a Torino.

Come possono conciliarsi verità e dubbio? Qual’è il rapporto che intercorre tra verità e democrazia? Sono le due domande attorno alle quali ha sviluppato la sua lezione magistrale: «Il dubbio non è in contraddizione con la verità, solo colui che crede in questa può dubitare». E ha indicato tanto nello scetticismo quanto nel dogmatismo i due nemici della verità, poiché il primo rinuncia a trovarla e il secondo si sente il detentore di questa.

«Il dubbio è un fattore positivo della nostra crescita e della nostra esistenza, la Bibbia stessa cita numerosi richiami alla pluralità dei punti di vista, ad esempio nel Deuteronomio vi è scritto “io pongo davanti a voi il bene e il male: scegli dunque la vita” non è indicata la scelta del bene perché la vita è un districarsi continuo tra il bene e il male». Una duplicità, quella tra bene e male, che si ripete nel diritto poiché il diritto è fatto di ambiguità

«Il compito del giurista è quello di mettere in regola le complicazioni, il mondo ambiguo è pieno di incoerenza. Pertanto non vedere la verità significa instupidirsi mentre accettare l’ambiguità significa raggiungere la verità stessa». Ecco che un dialogo critico unito all’etica del dubbio diventa indispensabile al processo democratico.

«Trovare la verità è impossibile ma cercarla è sensato. La vicenda della condanna di Gesù ci insegna che la democrazia dogmatica rappresentata dal Sinedrio, e la democrazia scettica incarnata da Pilato, non lasciano spazio al dubbio e quindi al raggiungimento della verità».

Facendo riferimento alla storia dei procedimenti giuridici Zagrebelsky ha messo in luce quanto l’espressione “vox populi, vox dei” ricada nell’idolatria del popolo e non nella sua democratizzazione: «Ci sono dittatori che si definiscono democratici perché fanno riferimento al popolo, in realtà si tratta di adulazione, il popolo è idolatrato finché necessario, poi quando non è d’accordo entra in campo la forza. La democrazia critica, invece, non presume di possedere né la verità né la giustizia ma trova sensato cercarle, lasciando spazio al pensiero della possibilità. -ha chiosato -Non si può pensare che la giustizia sia a portata di mano. La storia ci ha insegnato che l’oligarchia (il governo dei migliori) è il governo di coloro che, attraverso la forza, si sono arrogati il diritto di governare». —



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