Maria Bettetini: «Nell’epoca dei meme e photoshop non fidiamoci troppo della vista»
L'ambiguità dell'immagine, in tempi di meme e photoshop è ormai acclarata, ma in fondo è oggetto di discussione fin dall'epoca classica.
L'ambiguità dell'immagine, in tempi di meme e photoshop è ormai acclarata, ma in fondo è oggetto di discussione fin dall'epoca classica. Maria Bettetini ha fatto partire la sua relazione dalla famosa triplice interpretazione di un papiro ritrovato in una tomba di 4mila anni fa. Facendo riferimento alla filosofia greca, se Aristotele considerava la vista come il più veritiero dei sensi, il suo maestro Platone già ammoniva a non fidarsi troppi dell'immagine, che allontana dal vero e dal ragionamento, invitando invece a guardare in se stessi e a non farsi distrarre dai sensi. Ci sono due casi emblematici di ambiguità dell'immagine nella storia greca: il primo è la descrizione dello scudo di Achille nell'Iliade. «Un grande scudo che riportava scene e paesaggi, ma che Omero descrive in parte al passato remoto, in parte invece all'imperfetto, il tempo della narrazione. La prima descrizione di un'opera d'arte nel mondo greco ci presenta una situazione in movimento, sottolineando così l'ambiguità di una immagine statica». Poi il tempio di Egina. «Sormontato da statue di guerrieri in marmo bianco – spiega Bettetini – se lo avessimo visto all'epoca avrebbe avuto un aspetto diverso. Sappiamo che gli arcieri avrebbero avuto una tuta colorata. Ma storici e scultori dei secoli successivi si sarebbero innamorati di quel bianco, facendone l'immagine prevalente anche se falsa».Mai dare quindi per scontato l'apporto di un'immagine, osservarla sempre con il supporto. —
G.B.
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