Nel regno di Mirco, dove il vino biologico diventa poesia
“A 15 anni ho fatto la mia prima vendemmia e non ho mai pensato di fare altro nella vita”. Questo dice Mirco Gianaroli, 35 anni, titolare, insieme alla moglie Eleonora, dell’Azienda Agricola La Piana,...
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MODENA. “A 15 anni ho fatto la mia prima vendemmia e non ho mai pensato di fare altro nella vita”. Questo dice Mirco Gianaroli, 35 anni, titolare, insieme alla moglie Eleonora, dell’Azienda Agricola La Piana, a Castelvetro.
Mirco ha una grinta ed una passione incredibili, gli brillano gli occhi quando parla dei suoi vini, tutti rigorosamente biologici: “La nostra azienda esiste dal ’48 ed è stata fondata da mio nonno, aiutato per un po’ da mio padre che purtroppo è venuto a mancare quando avevo 9 anni. A 14 ho dovuto fare una scelta importante, se continuare a studiare o dedicarmi al lavoro in campagna perché mio nonno non stava più bene e non riusciva più a guidare l’azienda. La mia decisione è stata scontata. Nei 4 anni successivi ho ristrutturato l’organizzazione della società anche se una cosa non è mai cambiata: la scelta fatta da mio nonno di produrre vini biologici. Nel 2003 è arrivata la certificazione dell’azienda e nel 2012 del vino”.
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L’Azienda Agricola La Piana produce vini con nomi poetici, ad esempio,“Capriccio di Bacco”, “Soffio di Venere”, “Amato motivo”, “Noi due”, “La magia nera” o “Intuizione”. Il pezzo forte resta il Lambrusco Grasparossa, quello che ha ottenuto più successo è il “Lacrime di Bosco”, Lambrusco Grasparossa 100%, creato con metodo charmat, che ha ottenuto riconoscimenti importanti: è stato ad esempio selezionato sia per la guida di Vinitaly 2018 che per l’importante guida svizzera Merum.
L’azienda produce 70.000 bottiglie all’anno, in buona parte Lambrusco, ma anche spumante metodo classico (“Intuizione”), trebbiano metodo classico, senza solfiti aggiunti (“Soffio di Venere”) e il malbo gentile “Senza riserve”.
La Piana ha 12 ettari di terreno di cui 7,5 coltivati a vigneto tra Castelvetro e Vignola. La vendita dei vini avviene tramite vendita diretta a privati e ristoratori, in occasioni di fiere e tramite sito e-commerce (il 30% dei prodotti va all’estero).
“L’obiettivo del biologico – spiega Mirco – è primariamente quello di dare al consumatore un prodotto sano, che non sia fonte di problematiche e che non porti a fastidi e disturbi. Il vino deve essere un elisir di bellezza e benessere ma soprattutto il biologico deve rappresentare un valore aggiunto. Sono assolutamente contrario a chi giustifica vini con imperfezioni dietro al ‘biologico’. Fare vino biologico significa prendere il meglio che la natura ci offre e portarlo in cantina lavorandolo con le migliori tecnologie a disposizione, creando vini perfetti. Assecondare la natura per me significa anche non accanirsi a produrre vini se una annata non permette di farli. Ad esempio “Il capriccio di Bacco” non è stato fatto né nel 2014 né nel 2017 ed anche “Intuizione” non è stato prodotto nel 2017. Ogni vendemmia ha le sue caratteristiche, che dipendono dal clima dell’anno. E a seconda della situazione si devono decidere i trattamenti biologici da fare e la loro periodicità. Nel 2018 ad esempio il giugno piovoso mi ha costretto a fare trattamenti più volte e a presidiare in modo particolare la vite per proteggerla dalle malattie”.
“Il legame con il territorio è preziosissimo – conclude Mirco - cosa sarebbe Castelvetro senza i vigneti colorati di rosso a settembre? Dobbiamo salvaguardare il Grasparossa, il migliore ambasciatore della nostra terra. Castelvetro e Lambrusco Grasparossa sono le stessa cosa”.
Mirco ci anticipa infine che per il prossimo Vinitaly ha già in serbo una sorpresa. Ci regalerà senz’altro l’ennesimo vino-capolavoro.
Per conoscere meglio i vini dell’Azienda Agricola La Piana consultare il sito www.lambruscolapiana.it —
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