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Pagnoncelli: «Siamo come guidati dalle percezioni Una cosa pericolosa»

Laura Solieri
Pagnoncelli: «Siamo come guidati dalle percezioni Una cosa pericolosa»

Interessante analisi del sondaggista Nando Pagnoncelli Dagli stranieri ai disoccupati: quante opinioni sbagliate

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L’Italia è il primo paese al mondo per distanza tra percezione e realtà. Su questo dato si è aperta la lezione magistrale “Opinioni” che il sondaggista Nando Pagnoncelli ha tenuto ieri in Piazza Grande a Modena, ragionando con il pubblico presente su cos’è l’opinione pubblica e come si misura.

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«Questo interrogativo tiene conto dei grandi cambiamenti sociali avvenuti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, del rapporto tra mezzi di informazione e formazione delle opinione e non solo – spiega Pagnoncelli – Prima dei sondaggi delle opinioni nascono le ricerche di mercato, strumenti essenziali per le aziende».

Mentre fuori dall’Italia la nascita delle ricerche sulle opinioni si può collocare nel 1936 con l’opera di George Gallup, nel nostro Paese quella dei sondaggi è una disciplina che si afferma solo tra gli anni Ottanta e Novanta. «Parliamo di uno strumento che ha incontrato molte resistenze – ha detto Pagnoncelli – Perché era diffusa l’idea che fosse uno strumento di propaganda atto a manipolare le opinioni, tanto che si diceva che, tutto sommato, sarebbe bastato lavorare sul numero di lettori di alcune testate, come se ci fosse una totale sintonia tra elettori e testata e numero dei rispettivi lettori». Con la caduta del muro di Berlino e ciò che essa ha comportato, si affermano i sondaggi: con il delinearsi di una grandissima mobilità elettorale, i politici non possono più contare sul consenso granitico di prima e per questo hanno dovuto dotarsi di strumenti per capire meglio la situazione. «Analizzare le opinioni vuol dire fare i conti con delle trappole – avverte Pagnoncelli – Sono le percezioni che guidano i nostri comportamenti e le percezioni sono pericolose».

A dimostrazione di questo, sono stati presentati alcuni dati come ad esempio la percezione sul numero di immigrati nel paese che è del 30% quando l’Istat dice che è il 9,2%; i disoccupati percepiti sono il 40% contro il dato reale del 10,4%. Il 71% degli italiani ignora che siamo il secondo paese manifatturiero in Europa e dati come questo, fanno emergere che spesso pensiamo male del nostro paese. «Tendiamo ad accentuare la negatività dei fenomeni – dice Pagnoncelli – e questo influisce sui nostri comportamenti di acquisto, risparmio, investimento...». Perché siamo ignoranti? Come ci informiamo? Come si formano le opinioni? «È come se vivessimo in un ecosistema mediatico in cui siamo continuamente sottoposti a stimoli formativi grazie a una moltiplicazione dei canali, con il risultato che siamo più informati e meno consapevoli, meno capaci di discernimento – spiega Pagnoncelli – Sappiamo più fatti ma facciamo fatica a farci un’idea. Internet è una straordinaria opportunità informativa ma accentua l’attitudine ad auto selezionare le notizie; c’è poi il rischio delle fake news e la presenza dei social che sono sempre più il regno dell’omofilia per cui ci si confronta solo con i simili e si espellono tutti gli altri con il risultato che i cittadini si ritrovano ad avere una realtà su misura. Siamo un paese che mette in discussione i dati statistici, considerati strumenti manipolati e ci affidiamo all’interlocutore che al momento ci sta più simpatico, con il rischio di non ritrovarsi nella lettura del paese, quando in questo contesto il sondaggio sarà uno strumento sempre più importante per comprendere la realtà». —

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