Quel turbo-prete di periferia cappellano in fabbrica e in pista
IL RICORDOL’ultima volta di un’uscita pubblica è stata la presenza, tre settimane fa, ai funerali di un vecchio amico, anche se era di un’altra sponda ideologica. Anche se si trattava di esequie...
IL RICORDO
L’ultima volta di un’uscita pubblica è stata la presenza, tre settimane fa, ai funerali di un vecchio amico, anche se era di un’altra sponda ideologica. Anche se si trattava di esequie laiche, per la scomparsa dell’ex assessore Giancarlo Benatti (Pci), don Sergio Mantovani non aveva voluto mancare per dare una benedizione alla salma di chi lo aveva aiutato, molti anni fa, a realizzare l’Ara dei Piloti.
Ma nei giorni successivi la sua forte fibra si è indebolita. A chi lo chiamava turbo- parroco e gli attribuiva un cuore a dodici cilindri per le sue passioni, il cappellano della Formula Uno rispondeva negli ultimi tempi con un mezzo sorriso: «Ho 91 anni, deciderà il mio progettista».
In realtà i suoi 65 anni di sacerdozio erano iniziati come “cappellano di fabbrica”, figura nuova nella Chiesa, assieme a don Galasso, poi parroco a Togliattigrad, a metà anni ’50, tra gli operai della Maserati e della Crocetta. Epoca di contrapposizioni dure, ma che don Sergio risolse sempre con buon senso.
Irriducibile all’autocompatimento, sbuffava apparentemente rassegnato alle gambe che gli obbedivano sempre più a fatica negli ultimi anni. Nel 2015 aveva consegnato a don Andrea Garuti, il suo successore alla guida di S.Caterina, le chiavi della parrocchia e delle opere realizzate in mezzo secolo: oratorio nuovo, asilo nido, casa per anziani, palestra multiuso. E anche la chiesa nuova. Ma in un caso andò per le spicce, guadagnandosi l’appellativo di don Ruspa. La ragione? Di fronte ai vincoli della Sovrintendenza per mantenere in vita l’antica chiesa che era stato chiamato a guidare dagli anni ’50, alla fine perse la pazienza e fece demolire muri e tetto, mettendo le autorità di fronte al fatto compiuto, pur di realizzare un edificio nuovo. Di qui una condanna tenue in primo grado, dopo un terremoto di interpellanze, denunce e perizie. «Era un dominio dei topi» rispose asciutto ai giudici.
E a chi gli chiedeva lumi sulla vicenda rispondeva serafico, con la frase di Clark Gable in “Via col vento”: «Francamente me ne infischio». Persino Enzo Ferrari, con cui ebbe discussioni vivaci tra box, circuiti e il suo ufficio in Trento Trieste, gli tributò gli onori: «Se vai in galera ti faccio portare ogni giorno le arance con le mie macchine».
«Era spiritoso - ricorda Graziella Girotti, titolare della storica ferramenta all’angolo della Nonantolana - Quando lavoravo da giovane in una ditta della zona, ricordo che non mancava mai per la benedizione pasquale. Ma una volta che si diceva preoccupato per l’entità dei mutui che aveva aperto, ci fu chi gli chiese come faceva a dormire la notte. E lui: “Non sono mica preoccupato, lo sarà chi deve avere i soldi”. E giù a ridere. Ma qui alla Crocetta hanno visto tutti come ha usato le offerte».
«Don Sergio mi ha battezzato, portato alla prima comunione, sposato - dice commosso Giuliano Marmiroli - Ho mosso i primi passi come fotografo assieme a un suo amico fraterno, Gaetano Roli e l’ho affiancato in mille iniziative. Come attestato di stima mi ha regalato il suo archivio, una vita di immagini, dal seminario alle partite di pallone all’oratorio sino ai pellegrinaggi e alle foto a bordo pista. Ci mancherà molto». —
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